Lei si chiama Sara Bonvecchio è italiana, cattolica e, vive in Italia con un senegalese, musulmano, da cui ha avuto una bellissima bambina. Quando la intervisto, è in Senegal, sul Lago Rosa.

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Avrebbe ben altro a cui pensare quindi, eppure decide di dedicarmi del tempo. Le spiego infatti che, voglio affrontare un tema delicato come questo, perchè credo che si possa partire appunto dalle famiglie miste per imparare qualcosa su questa convivenza.

“Sara, mi piacerebbe sapere se ci sono degli aspetti nella vita quotidiana difficili da gestire in una convivenza tra un cattolico e un musulmano”
“No, io non trovo proprio nulla di diverso, la religione non ci influenza.. a parte il periodo del Ramadan”.

[cml_media_alt id='913']ramadan[/cml_media_alt]Cerco allora di farle degli esempi: “Si, è vero, il Ramadan ha un impatto molto forte ma qualcosa di diverso c’è anche nella vita di tutti i giorni: un musulmano non mangia maiale, prega 5 volte al giorno, non beve alcool, le donne musulmane non vanno al mare in bikini. Ecco, tutto questo, tu come lo gestisci? “
Sara mi spiega che la loro vita sociale non ne risente:
“Facciamo degli aperitivi con gli amici ed ogni tanto uno Spritz se lo fa anche lui. Il maiale non lo mangiavo neanche prima quindi non ha avuto nessun impatto questa limitazione su di me.
Lui non sempre prega 5 volte al giorno, ma invece è molto ligio durante il Ramadan.
E al mare, beh evito i pantaloncini troppo corti perchè ormai, a suo dire, sono una mamma!”

[cml_media_alt id='903']found-it[/cml_media_alt]Nella famiglia di Sara quindi, le due religioni convivono: nessuno dei due ha sentito il bisogno di convertirsi o di far convertire l’altro:
“Crediamo che una conversione di facciata, se non si sente la fede, non abbia senso”.
In compenso, passano molte ore, la sera, a discutere di religione; a Sara piace molto quando lui le parla dell’Islam e le spiega i versetti del Corano e i riti di iniziazione degli uomini.
Le chiedo se, secondo lei, la tolleranza del suo compagno, non sia dovuta al fatto che vivono in un paese cattolico.
“No, assolutamente, anche nella loro famiglia in Senegal hanno degli zii cristiani, ed anche amici e vicini di casa con cui sono andati sempre d’amore e d’accordo”.

[cml_media_alt id='922']10650001_1656433201303732_4419028348606696792_n[/cml_media_alt]Sara ed il suo compagno non sono sposati, lo faranno l’anno prossimo.
“Con quale rito?”
“Entrambi”
“E vostra figlia invece, come la crescerete?”
Mi spiega che lui avrebbe preferito battezzarla musulmana ma lei, pur non essendo contraria, non si sentiva troppo sicura perchè infondo, anche se l’Islam professa amore e fratellanza non lo conosce ancora troppo bene.
“Andrà da un Imam ad imparare i versetti del Corano e farà religione per imparare il cristianesimo. Da grande quindi, sceglierà lei stessa!”
Ed io da mamma credo che sia il regalo più bello che possano fare a questa bambina”

Approfitto di quello che mi ha appena detto per affrontare il tema “paura dell’Islam”.
“Sara, secondo te, perchè, sebbene l’Islam professi amore e fratellanza, viene così estremizzato e distorrto? Perchè se ne ha così paura?
Qui Sara esita un pò perchè in effetti, non è facile parlare di questo argomento.
“Credo che ai non musulmani faccia paura perchè non la conoscono e quello che conosciamo è dovuto per lo più ai fanatici e al terrorismo. Nessuno si prende la briga di leggere il Corano o avere confronti con un musulmano”.
Le chiedo cosa ne pensa invece del fatto che tra i musulmani stessi, che invece il Corano dovrebbero leggerlo, ci sia la possibilità dell’equivoco estremista-terrorista.
Ignoranza? Scarsa scolarizzazione?
“Assolutamente si. Abbiamo un amico afgano che ci raccontava di come questi estremisti vanno nel villaggi più poveri, reclutano bambini dicendo alle famiglie che li faranno studiare ed intanto provvedono alla sopravvivenza della famiglia e poi li trasformano in bambini soldato”
“Però Sara, io mi sono sempre chiesta perchè gli Imam non denunciano di più e non prendono le distanze da tutto questo.”
“Me lo chiedo anche io: in realtà il mio compagno dice che lo fanno eccome; lo hanno fatto per esempio, nelle grandi moschee d’Egitto e dell’Iran però qui queste notizie non arrivano e questo sorprende anche lui”
“Ma nei paesi musulmani almeno, questi messaggi di condanna arrivano?
“Si, ma non in quelli controllati dall’Isis”

Decido di chiudere qui la nostra intervista; a parte aver rubato tantissimo tempo alla sua vacanza, credo che addentrarsi nell’argomento terrorismo meriterebbe un pezzo a parte.
La testimonianza di Sara però lascia un segno molto forte: vivere insieme si può; lasciarsi liberi di scegliere, si può, crescere i figli in maniera responsabile si deve.

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