AFRICA

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Io non so cosa mi abbia spinto a mettere piede in terra africana circa quattro anni fa.

So solo che volevo intraprendere un viaggio tutto mio, e proprio da quel momento iniziò la mia lunga storia d’amore con questo continente.

Tra L’Etiopia, il Kenya ed il Senegal, c’é un’Africa tutta mia.

L’Africa che fa respirare la vita, con la sua realtà allegra fatta di sorrisi e di colori, ma che si scontra con quella più dolorosa della povertà.

L’Africa che invade di energia, con il suo ritmo vitale sempre presente.

L’Africa che rappresenta il desiderio di fermarsi, di evadere da un Occidente che ci vuole attivi e scattanti ad ogni ora.

AL KENYA,

che é stato il mio trampolino di slancio per la conoscenza di questo continente;

che mi ha fatto annusare quell’odore che ancora adesso chiamo “l’odore d’Africa”: forte, di terra;

al suo traffico caotico, tra tuk-tuk e bajaj;

all’uomo che porta travi di legno sulle spalle e alla donna che cucina friggendo lungo la strada;

ai ragazzi che attendono sopra dei motorini, all’ombra di un albero, che qualcuno chieda loro un passaggio per avere in cambio qualche scellino.

ai ‘muzungu!’ che mi sono sentita più volte ripetere, che per quanto fastidioso possa essere inizialmente (perché ‘muzungu’ é spesso associato a ‘money’), poi ci si abitua, inizia a far parte del contesto;

al suo cielo, di giorno così azzurro, e la notte così illuminato dalle numerosissime stelle;

agli inviti a pranzo o a cena, lungo la strada o in bettole, a mangiare pollo grigliato, samosa, chapati, polenta e fagioli.

AL SENEGAL,

fonte di vitalità e allegria contagiosa;

ai pranzi quotidiani composti da minimo dieci persone, tutti seduti a terra in cerchio a sprofondare le proprie mani sulla grande pentola di riso e pesce;

al rituale del thé, immancabile, occasione per stare tutti assieme;

ai suoi autobus coloratissimi, affollatissimi e spericolatissimi;

ai suoi taxi, vecchie utilitarie scassate, che portavano anche fino a sei persone, facendoci stare anche galline e capre;

a Youssou N’Dour, presenza perenne in ogni locale, strada, mezzo;

ai suoi pescatori, che quotidianamente con le loro piroghe multicolor, riempiono i mercati del pesce delle cittadine;

alla sua musica e ai suoi tamburi, che inebriano di energia ogni persona e cosa.

ALL’ETIOPIA,

stato fiero e orgoglioso di sé;

alla sua gente, che mi ha accolta e aiutata sempre, senza mai voler nulla in cambio;

alla gioia nel mangiare l’injera, il kitfò e lo shirò,tutti assieme dallo stesso piatto, con le mani al posto delle posate;

alla cerimonia del caffé, con i chicchi tostati al momento su un braciere di carbone, polverizzati e aggiunti all’acqua bollente nella tradizionale brocca;

agli immensi mercati, composti da montagne di plastica, ferro, e altri materiali, spezie, animali;

al ‘faranji!’ (‘straniero’) iniziale, che a poco a poco svanisce;

ai tragitti infiniti, in pulmini sovraffollati;

ai suoi paesaggi, che cambiano continuamente;

all’elettricità e all’acqua che spesso manca, perché mi ha insegnato a non sprecare;

alla forza delle sue donne, delle “portatrici di legna”, che trasportano chili e chili di legna sulle spalle per poter accendere il fuoco e guadagnare qualche birra.

all’incrollabile fede religiosa degli etiopi, che hanno sempre un qualcuno a cui affidarsi e su cui poter contare.

In Africa, é avvenuto qualcosa che ha cambiato la mia idea di viaggio, di persone, di luoghi e, soprattutto della mia vita.

L’Africa mi ha insegnato ad aspettare e ad avere pazienza, che quello che non riesci a fare subito, lo puoi fare in un altro momento.

L’Africa mi ha fatto conoscere cosa significa non avere paura del diverso.

L’Africa mi ha fatto scoprire la gioia nel mangiare tutti assieme dallo stesso piatto, con le mani al posto delle posate.

L’Africa mi ha fatto condividere stanze con insetti mai visti prima.

L’Africa mi ha fatto percorrere tragitti infiniti, in pulmini sovraffollati, in macchine scassatissime e in motorini sprovvisti di casco.

L’Africa mi ha fatto scoprire che lì, la luna e le stelle possono servirti da torcia quando manca l’elettricità.

L’Africa mi ha fatto fare i conti con la visione della povertà, davanti la quale ho cercato di non farmi prendere da un senso di impotenza, ma pensato a come potermi attivare in maniera più costruttiva, per evitare quella dipendenza nei confronti del turista.

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“L’Africa, ora buffa, ora minacciosa, ora triste, ora incomprensibile, é sempre stata autentica, irripetibile, sé stessa.
L’Africa ha un suo stile, un suo clima, una sua individualità che attirano, incatenano, affascinano.
E anche dopo anni e anni, non si riesce a liberarsene.”
-Ryszard Kapuściński-

All’Africa, terra che amo incondizionatamente.

Federica