TAMARA PIZZOLI: A CREATIVE BLACK GIRL IN ROME

Cosa si prova ad essere una ragazza “Nera” a Roma? Tamara Pizzoli ce lo spiega nel documentario “In Nero: Black Girls in Rome“, realizzato in collaborazione con la visual artist e fotografa Sara Shamsavari ed il cineasta James Maiki.

Nel video, Tamara racconta le storie di donne di discendenza africana che vivono nella città eterna tra i complimenti, le molestie e le violenze quotidiane dei concittadini italiani.

Tamara Pizzoli è un autrice, curatrice, regista e produttrice afro americana, originaria di Killeen, Texas. Da sette anni ormai risiede in una delle più belle zone del centro di Roma.

Ha fondato “The English Schoolhouse“, scuola di lingua inglese, ora anche casa editrice.

Tamara è una donna super creativa, che concentra gran parte del suo lavoro sulla narrazione etnica e multiculturale, ed ha pubblicato sei libri:

  • “The Ghanaian Goldilocks”
  • F is for Fufu
  • Auntie Nappy
  • M is for Marrakech: An Alphabet Book of Cities Around the World
  • M is for Mohawk: An Alphabet of Fresh Hairstyles
  • B is for Breakdancing: An ABC Book of Ways to Shake What Your Momma Gave You
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Photo by Brock Brunson

BLACK GIRLS IN ROME: THE WEB SERIES

La serie web ruota attorno alla storia di una ragazza newyorkese trasferitasi in Italia per superare la fine di una relazione. Nella capitale tricolore la protagonista ricomincia scontrandosi fin da subito con una realtà molto diversa da quella della Grande Mela che si è lasciata alle spalle. Inizia così un’avventura di otto puntate nelle quali assisteremo a viaggi, innamoramenti e continue peripezie, incorniciati dalle immagini suggestive delle meravigliose città e usanze culturali dei paesi in cui faranno tappa i personaggi.

Cerchiamo di conoscere un po’ più da vicino questa artista.

  • Tamara possiamo affermare che l’arte (in tutte le sue forme) è un aspetto che fa parte della tua vita. Sei una donna super creativa e lo si vede nei vari progetti che stai realizzando! Ci vuoi raccontare come essa influisce nella tua vita?

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Nefeterius McPherson, painting by Rolando Diaz, www.thenefgallery.com

Direi che l’arte influenza la mia vita in diversi modi. Sembra essere il filo comune in tutto ciò che faccio e che sono attratta. Negli ultimi due anni ho avvertito un cambiamento nella mia relazione con l’arte. Sono sempre stata circondata da molti creativi. Alcuni dei miei amici più stretti sono artisti, pittori, scultori, progettisti. Ma crescendo, anche attraverso l’università, negli anni successivi, ho sempre visto l’arte come qualcosa di cui gli altri erano bravi o abbastanza fortunati da avere come dono. Dopo la perdita della mia unica sorella, nel 2014, ho scoperto che ruotavo attorno all’arte in diversi campi: da quello ricreativo, a quello terapeutico, per divertimento, come hobby e anche per superare il dolore. Tutto è cambiato quando ho cominciato a vedere l’arte come parte attiva della mia vita invece che passiva, ciò mi ha portato a considerarla non come un privilegio, ma come un mio diritto.

  • C’è stata una ragione che ti ha spinto a scegliere Roma, quale paese in cui vivere? C’è qualcosa che ti manca del Texas, qual’è la cosa che più adori invece dell’Italia, che ti incuriosisce di più?

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Photo by Brock Brunson

Sì, spesso dico che una reazione melodrammatica ad un cuore spezzato mi ha condotto a Roma. Vivo qui da quasi sette anni e sicuramente ci sono diverse cose che mi mancano del Texas. Ho scoperto che le prime sono senz’altro la famiglia e gli amici. Ma inoltre mi manca bere dagli enormi barattoli, camminare scalza verso l’auto per prendere qualcosa, l’happy hour, i margaritas, sentire e parlar lo spagnolo, la convenienza degli ampi vicoli, le persone che usano segnali, come per dire, “Ciao, come va?” quando incrociano uno sconosciuto, il Queso, i cortili, l’hip-hop del sud che viene diffuso nelle stazioni radio, ma potrei continuare all’infinito. Ci sono inoltre vari aspetti dell’Italia che preferisco. Oggi ero ospite in una casa per un pomeriggio di giochi improvvisato con i miei figli, e probabilmente credo fosse la casa più splendida che abbia mai visto. La residenza è stata costruita mille anni fa. Ci penso ancora, mille anni. Gli affreschi impeccabilmente conservati, risalivano a cinquecento anni fa. Il tè in casa è stato servito meravigliosamente e la compagnia è stata piacevole. Mi sentivo come se avessi vissuto dei bellissimi momenti, sbucati direttamente da un libro di fiabe. Mi sento al sicuro nella mia abitazione e anche per strada. Non mi devo guardare le spalle quando rientro tardi alla notte. In generale mi sento libera, in ambedue i modi, di essere me stessa e di evolvere in ciò che suppongo di diventare. Adoro la mia casa. Il cibo è uno dei migliori al mondo e anche se Roma è enorme posso affermare di avere delle vere relazioni in tutta la città che la fanno considerare come fosse una comunità. Ma potrei continuare senza sosta. Il sistema di sorveglianza della gente è uno dei migliori che abbia mai sperimentato e per fare un tour turistico, Roma è veramente ineguagliabile.

  • In Italia stiamo vivendo un periodo particolare per quanto riguarda il fenomeno dell’immigrazione, di integrazione, di cittadinanza, delle seconde generazioni. Cosa ne pensi a riguardo?

Ho trovato sorprendente come sto imparando sempre di più sulle miriadi di lotte e degli aspetti dell’immigrazione; come le cose siano differenti qui rispetto a quello che la maggior parte della gente probabilmente potrebbe pensare. Credo che una rilevante parte del lavoro è stato fatto dai giovani afro-italiani, nel portare luce su alcuni degli aspetti più importanti sull’immigrazione, che altrimenti passerebbero inosservati. Sono stata particolarmente colpita dall’operato del regista Fred Kuwornu, che sta lavorando diligentemente con i suoi documentari per portare in prima linea l’attenzione sulle antiquate legislazioni e prassi burocratiche che riguardano i bambini nati in Italia dai genitori stranieri ed i loro diritti alla cittadinanza italiana. Un aumento maggiore di questi tipi di iniziative, o arte, sono indispensabili in modo da poter avere più spazi di discussione appropriati, affinché la tanto necessaria riforma possa aver luogo.

  • Il nostro magazine parla di diversità: qual’e il tuo pensiero in merito?

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Photo by Sara Shamsavari

Sono cresciuta in una città incredibilmente diversa nel Texas, chiamato Killeen. È adiacente a Fort Hood, la più grande base dell’esercito degli USA, così sono stata molto presto esposta ad una meravigliosa varietà di culture e di persone. I miei migliori amici erano di diverse provenienze ed etnie. Ho guadagnato un sincero apprezzamento per le differenze e imparato cosi presto dagli altri in merito, che questo influenza ciò di cui sono sono attratta ed il lavoro che sto facendo oggi. Penso che il titolo del tuo magazine sia proprio corretto. La diversità è bellezza e quanto prima saremo capaci di impegnarci e di celebrare la naturale differenza che esiste intorno ed all’interno di noi, quanto prima questa diversità potrà davvero migliorare ed arricchire le nostre vite, sia individualmente sia come società collettiva, e aiutarci ad avanzare tutti quanti.

Per maggiori informazioni:

http://www.facebook.com/In-Nero-Black-Girls-in-Rome

http://www.facebook.com/Engschoolhouse

http://www.theenglishschoolhouse.com

http://www.pizzolimedia.com

Instagram: @TamaraPizzoli




ENGLISH

What does it mean to be a “Black Girl” in Rome? Tamara Pizzoli explains us in the documentary “In Nero: Black Girls In Rome”, made in collaboration with the visual artist and photographer Sara Shamsavari and the filmmaker James Maiki.

In the video, Tamara tells the stories of women of african descent who live in the eternal city, from compliments to harassments and the daily violences of their fellow Italian citizens.

Tamara Pizzoli is an African American author, curator, director and producer, originally from Killeen, Texas. For seven years she has lived in one of the most beautiful zones in the center of Rome.

She founded  “The English Schoolhouse“, an English language school, now also a publishing house.

Tamara is a super creative woman who concentrates a large part of her job on ethnic and multicultural storytelling, and she has published six books:

  • “The Ghanaian Goldilocks”
  • F is for Fufu
  • Auntie Nappy
  • M is for Marrakech: An Alphabet Book of Cities Around the World
  • M is for Mohawk: An Alphabet of Fresh Hairstyles
  • B is for Breakdancing: An ABC Book of Ways to Shake What Your Momma Gave You

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Photo by Brock Brunson

BLACK GIRLS IN ROME: THE WEB SERIES

The web series follows the story of a girl from New York who moved in Italy in order to overcome the end of a relationship. In the “tricolour capital,” our protagonist immediately begins to face a very different world than the Big Apple she left behind. Thus begins an adventure of eight episodes, in which we will see travels, falling in love, and ongoing vicissitudes, all framed by evocative images of the marvelous towns and cultural customs of the countries that the characters will visit.

Let’s try to discover this artist more closely.

  • Tamara we can say that art (in all its forms) is an important aspect of your life. You are a creative super woman and it is evident in the several plans that you are realizing! Can you tell us how art influences your life? 

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Nefeterius McPherson, painting by Rolando Diaz, www.thenefgallery.com

I’d say art influences in my life in every way. It seems to be the common thread in everything I do and am attracted to. In the last couple of years I’ve experienced a shift in my own relationship to art. I’ve always been surrounded by a lot of creatives. Some of my closest friends are artists–painters, sculptors, designers. But growing up and even through university and the years thereafter, I always saw art as something that other people were good at or lucky enough to have the gift of. After losing my only sibling in 2014, I found that I gravitated to art in almost every way: recreationally, for therapy, for fun, as a hobby, even for grieving. Everything shifted when I began to view art as an active part of my life instead of a passive one, which led to me considering art as not a luxury, but my right.

  • Was there something that pushed you to choose Rome, that pushed you to choose which country to live in? Is there something that you miss about Texas, and what do you love the most about Italy–what intrigues you the most? 

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Photo by Brock Brunson

Yes, I oftentimes say that an overdramatic reaction to a broken heart led me to Rome. I’ve been here almost seven years, and of course there are tons of things I miss about Texas. I guess the primary ones would be expected–family and friends. But I also miss drinking out of mason jars, walking to the car to get something barefoot, happy hour, margaritas, hearing Spanish, speaking Spanish, the convenience of wide lanes and people who actually use turning signals, how every says, “Hello, how ya doin’?” when they pass a stranger, queso, backyards, southern hip hop being played on radio stations…I could go on and on. There are also several aspects of Italy that I prefer. Today I was in a home for an impromptu playdate with my sons and it’s probably the most splendid residence I’ve ever seen. The home itself is 1,000 years old. Just think about that. 1,000 years. The impeccably maintained frescoes date back to 500 years ago. The tea was served beautifully at this home and the conversation was lovely. I feel like I have really beautiful moments here that are like something straight out of a storybook. I feel safe in my home and on the street; I don’t look over my shoulder when I’m coming home late at night. In general I feel free to both be myself and evolve into who it is that I am supposed to become. I adore my own home. The food is some of the best in the world and even though it’s a big city I feel like I have true relationships all over town that make it feel like it’s a community. I could go on and on. The people watching is some of the best I’ve ever experienced here, and as far as the sightseeing goes, Rome really is unparalleled.

  • In Italy we are living in a very unique moment, with regard to the phenomenon of immigration, integration, citizenship, the second generation. What do you think about all this? 

I’ve found it surprising as I learn more and more about the myriad of immigration struggles and issues just how different things are here than what most people would probably think. I feel a lot of great work is being executed by young Italians to bring light to some of the important immigration issues that might otherwise go unnoticed. I’ve been particularly enlightened by the work of Fred Kuwornu, who is working diligently through his filmmaking to bring to the forefront outdated laws and practices regarding children born in Italy to foreign parents and their rights to Italian citizenship. An increased amount of this type of work, or art, is needed so that the appropriate discussions are held and much needed reform can take place.

  • Our magazine is all about diversity: what are you thoughts on this?

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Photo by Sara Shamsavari

I grew up in an incredibly diverse town in Texas called Killeen. It’s adjacent to Fort Hood, the largest army base in the states, so very early I was exposed to a wonderful array of cultures and people. My best friends were from all different backgrounds and ethnicities. I gained a sincere appreciation for differences and learning from others very early on that has stuck with me and influences what I’m attracted to and the work I do today. I think your magazine title hits the nail on the head. Diversity is beauty, and the more we’re able to engage in and celebrate the natural diversity that exists around and within us, and how that diversity can truly enhance and enrich our lives both individually and as a collective society, the sooner and further we all advance.

For further details:

http://www.facebook.com/In-Nero-Black-Girls-in-Rome

http://www.facebook.com/Engschoolhouse

http://www.theenglishschoolhouse.com

http://www.pizzolimedia.com

Instagram: @TamaraPizzoli

Angela Davis, tra attivismo ed accademia

On March 16, the great radical activist-intellectual Professor Angela Y. Davis visited “Bologna Rossa” and delivered a brilliant address entitled “The Meaning of White Supremacy Today.” Speaking to a packed auditorium at the University of Bologna, Professor Davis began her lecture by acknowledging the legacy of Antonio Gramsci, the Italian Marxist philosopher and labor activist who was imprisoned by Mussolini during the fascist regime. Building on a meeting the previous day with a group of graduate students about academia and activism, Angela Davis discussed the contours of new movements around the globe, from #RhodesMustFall in South Africa to #BlackLivesMatter in the United States. These new forms of organizing and activism, she argued, are approaching struggles against capitalism, structural racism, sexism, imperialism, colonialism, xenophobia, homophobia, and transphobia as fundamentally connected. They are also articulating new connections between different arenas of struggle, linking institutions from the university to the prison. And, Davis emphasized, these movements are embracing new forms of leadership, as they are notably led by Black queer women.

[cml_media_alt id='1111']13140495_10101031055233851_1912311325_n[/cml_media_alt]Shortly after the lecture, during a brief trip to California, a dear friend gave me a copy of Professor Davis’ newest book, Freedom is a Constant Struggle: Ferguson, Palestine, and the Foundations of a MovementThe theme of interconnections among struggles, which was a centerpiece to her address in Bologna, recurred throughout the interviews and lectures that comprise the book. Indeed, in our current conjuncture, it is important to remember that figures like Donald Trump are not isolated and exceptional cases; rather, they represent an alarming, global shift to the right that has also enveloped Europe (the Freedom Party in Austria, the National Front in France, and the Northern League and Forza Italia in Italy are just some examples). Anti-immigration, anti-Muslim, and anti-Black racisms are all related, and are yoked together in this surge of new far-right and neo-fascist nationalisms sweeping the globe. As Professor Davis says in the book, acknowledging that Black freedom is still yet to be won:

In many ways the Black struggle in the US serves as an emblem of the struggle for freedom. It’s emblematic of larger struggles for freedom. So within the sphere of Black politics, I would also have to include gender struggles, struggles against homophobia, and I would also have to include struggles against repressive immigration politics. I think it’s important to point to what is often called the Black radical tradition. And the Black radical tradition is related not simply to Black people but to all people who are struggling for freedom (39).

As Professor Davis noted in Bologna, generations of Black activists and intellectuals including W.E.B. Du Bois embraced a Third Worldist conception of Black freedom: they saw the fight against structural racism in the United States as linked to the struggle against imperialism on a global scale, and developed solidarities with revolutionaries in Africa, Asia, and Latin America. Today, Davis argues, these solidarities extend from aboriginal communities in Australia to anti-apartheid activists in Palestine to immigrants and refugees in Europe. Indeed, Davis famously said in a visit to Berlin in 2015, “The refugee movement is the movement of the 21st century.” As Austria restricts the right of asylum and considers building a fence at the border with Italy to keep out refugees, her words remain painfully relevant today.

Scholars are increasingly arguing that the ongoing refugee crisis in the Mediterranean cannot be understood outside a deep, global history of anti-Blackness. These historical and geographical interconnections therefore require a global perspective in our struggles for justice. And these solidarities must move in multiple directions. In Freedom is a Constant Struggle, Frank Barat asks Professor Davis what Black feminism and Black struggle can offer, for instance, to the Palestinian liberation movement. She insightfully replies that “solidarity always implies a kind of mutuality” (41). And Davis reiterated this point in an interview with journalist Kibra Sebhat after the Bologna lecture: “…noi afroamericani possiamo imparare dalle esperienze degli europei neri,” she said. “Ho partecipato a diversi confronti a Parigi e Berlino con immigrati e afrodiscendenti e ho realizzato quanto abbiamo da imparare anche noi.”




ITALIANO

Il 16 Marzo 2016, la grande attivista ed intellettuale, Prof.ssa Angela Y. Davis ha visitato “Bologna Rossa” e ha tenuto un discorso eccezionale su “The Meaning of White Supremacy Today – Il significato della supremazia bianca oggi.” Parlando davanti ad un affollato auditorium, presso l’Università di Bologna, la Prof.ssa Davis ha iniziato il suo intervento con un riconoscimento dell’eredità di Antonio Gramsci, il famoso filosofo marxista italiano, incarcerato da Mussolini durante il regime fascista. Il giorno prima, Angela Davis ha parlato con un gruppo di dottorandi sul legame tra il mondo accademico e l’attivismo, e il 16 Marzo ha discusso sulle caratteristiche tdei nuovi movimenti internazionali, da #RhodesMustFall in Sud Africa a #BlackLivesMatter negli Stati Uniti. Queste nuove forme di organizzazione e di attivismo, ha detto Davis, stanno avvicinando le lotte contro capitalismo, razzismo strutturale, imperialismo, colonialismo, xenofobia, omofobia, e transfobia come fondamentalmente collegate. Inoltre, stanno articolando nuovi collegamenti tra terreni di lotta, connettendo varie istituzioni, dalle università alle prigioni. La Davis ha anche sottolineato che questi movimenti stanno abbracciando nuovi modelli di leadership, come sono considerevolmente condotte dalle donne nere e Queer.

[cml_media_alt id='1111']13140495_10101031055233851_1912311325_n[/cml_media_alt]Poco tempo dopo la conferenza, durante un breve viaggio in California, una cara amica mi ha dato una copia del nuovo libro della Prof.ssa Davis, Freedom is a Constant Struggle: Ferguson, Palestine, and the Foundations of a Movement. Il tema dei legami tra queste lotte, aspetto centrale del suo intervento a Bologna, si è riproposto nelle interviste e conferenze sul suo libro. Infatti, nella nostra situazione attuale, è importante ricordarci che persone come Donald Trump non sono casi isolati o eccezionali; invece, rappresentano uno spostamento globale e allarmante verso la destra che ha avvolto anche l’Europa (si veda  per esempio il Partito Liberale in Austria Libertà, il Fronte Nazionale della Francia, la Lega Nord e Forza Italia). Il razzismo contro i migranti, i musulmani, e neri sono tutti connessi, e vengono collegati in questa ondata di nazionalismo estrema-destra o neo-fascista. Come scrive la Prof.ssa Davis nel suo libro (ammettendo che la libertà per i neri negli Stati Uniti non è ancora totalmente realizzato):

In molti modi la lotta nera negli Stati Uniti serve da emblema della lotta per libertà. È emblematica di più grandi lotte per la libertà. Così all’interno della sfera delle politica nere, dovrei inoltre includere le lotte di genere, lotte contro l’omofobia ed inoltre dovrei comprendere le lotte contro le politiche repressive dell’immigrazione. Penso che sia importante indicare che cosa spesso è richiamato alla tradizione radicale nera. E la tradizione radicale nera è riferita non semplicemente alle persone di colore ma a tutta la gente che sta lottando per libertà (39).

Come la Prof.ssa Davis ha sottolineato alla conferenza a Bologna, le generazioni di attivisti e intellettuali neri come W.E.B. Du Bois hanno abbracciato una concezione terzomondista di Black freedom: credevano che la lotta contro il razzismo strutturale negli Stati Uniti era collegato con la lotta contro l’imperialismo a livello globale, e quindi hanno costruito sistemi di solidarietà con rivoluzionari in Africa, Asia, e America Latina. Oggi, afferma Davis, questa solidarietà si estende dalle comunità indigeni in Australia agli attivisti contro l’apartheid nella Palestina, ai migranti e profughi in Europa. In una visita a Berlino nel 2015, Davis notoriamente ha dichiarato che “Il movimento dei migranti è il movimento del ventunesimo secolo.” Le sue parole sono ancora significative oggi, poiché, l’Austria, per esempio ha limitato il diritto di asilo e sta considerando la possibilità di costruire una barriera al confine con l’Italia per impedire ai profughi di entrare.

Sempre più studiosi stanno sostenendo che la crisi in corso dei profughi nel Mediterraneo non può essere capita ed analizzata al di fuori di una profonda e globale storia storia di anti-Blackness. Questi collegamenti storici e geografici richiedono quindi, una visione globale nelle nostre lotte per la giustizia. E queste solidarietà devono muoversi in diverse direzioni. In Freedom is a Constant Struggle, Frank Barat chiede alla Prof.ssa Davis in cosa il Femminismo Nero Lotta Nera possano contribuire, per esempio, al movimento per la liberazione della Palestina. La sua perspicace risposta è stata, “La solidarietà implica sempre una specie di mutualità” (41). Davis ha ripreso questo pensiero in un’intervista con la giornalista Kibra Sebhat per “La città nuova” dopo la presentazione a Bologna: “Noi afroamericani possiamo imparare dalle esperienze degli europei neri,” disse. “Ho partecipato a diversi confronti a Parigi e Berlino con immigrati e afrodiscendenti e ho realizzato quanto abbiamo da imparare anche noi.”