Benjamina Dadzie, una afroeuropea alla scoperta del patrimonio artistico africano

Benjamina Efua Dadzie ci racconta un po’ di sé, tra la ricerca della sua identità personale e la riscoperta della storia e dell’arte africana.

  • Benjamina sei cittadina italiana, ghanese, vivi e studi a Manchester. Ci vuoi raccontare del tuo rapporto con questi tre stati? Come possono aver influenzato nella definizione della tua identità? Cosa ti piace e cosa non di questi paesi?

Penso che la mia identità sia il risultato di questi tre posti. Non è soltanto la somma delle influenze dell’Italia, Ghana e Inghilterra, ma una quarta identità. E’ come l’acqua: non è soltanto la somma di due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno, ma una sostanza di per sé. Amo questo paragone, perché spiega anche il tipo di identità di cui sto parlando. Penso che la mia identità sia fluida nel senso che a volte, quando sono in un ambiente italiano o ghanese, mi sento più o meno ghanese o italiana. Amo la diversità che accompagna la mia identità e l’incredibile opportunità che ho di sperimentare diversi posti e parlare quattro lingue. Ovviamente ci sono i pro e i contro. In Italia per molti anni ho sofferto il razzismo, e quando sono ritornata in Ghana due mesi fa la gente ha avuto difficoltà a trattarmi come ghanese al 100%. Ci sono sempre dei pro e dei contro, ma i pro vincono sempre.

  • È un po’ insolito questa tua scelta di studi in archeologia. Spesso e volentieri i ragazzi della seconda generazione che hanno l’opportunità di proseguire gli studi scelgono indirizzi come giurisprudenza, relazioni e politiche internazionali, etc! Come mai questa scelta? L’arte influisce nella tua vita?

Ho sempre amato l’arte, la storia e gli studi umanistici in generale. Penso che questa passione sia stata accentuata dalla mia esperienza italiana, circondata da storia e architettura classica. Quindi quando è giunta l’ora di scegliere che corso frequentare, ho naturalmente deciso di seguire ciò che amo. I miei genitori inizialmente hanno avuto difficoltà a capire, ma poi, dopo averli educati sulle mie scelte hanno compreso. Le seconde generazioni spesso scelgono queste discipline perché è tutto ciò che gli viene offerto. Capisco perché i nostri genitori abbiano questo desiderio, ma penso che siamo arrivati ad un punto nella storia dove possiamo permetterci di prender possesso di tutte le scelte che abbiamo di fronte a noi, valutando altri metri di giudizio, diversi dal quanto guadagneremo quando avremo terminato gli studi. Sono felice di aver scelto di fare quello che amo, perché so che la mia scelta ha dato ispirazione ad altri.

  • Ci vuoi parlare del tuo blog?

Il mio blog, “The African-Italian Project”, parla del mio percorso di Afroitaliana in Italia e fuori dall’Italia. Ho iniziato in Giugno 2014, alla fine del mio primo anno di università, quando ho deciso di condividere la mia esperienza con altri Afroitaliani e altri Africani nella Diaspora. E’ per questo motivo che ho deciso di scrivere in inglese e non in italiano. La scelta della lingua è stata influenzata anche dal desiderio di ‘filtrare’ le emozioni che descrivo nei miei articoli.

Blog: https://theafricanitalianproject.com

  • Torniamo ad un tema scottante in Europa, ma soprattutto in Italia. La questione dei migranti, del razzismo e delle discriminazioni, delle seconde generazioni. Qual’è il tuo pensiero in merito?

Penso che l’Italia abbia bisogno di educazione. L’Italia ha bisogno di essere educata sul tema della diversità e la ricchezza che essa porta, e su come il razzismo non può aver posto nel 2016. Prima di porter portar a termine quest’educazione però, l’Italia deve confrontarsi con il suo passato coloniale e su come lo sfruttamento del continente Africano sia la causa di molte delle difficoltà presenti oggi.

  • Tra qualche anno dove ti vedi? Oppure cosa speri di aver realizzato?

Non saprei perché mi piace sperimentare le diverse opportunità che si presentano nella mia vita. Sicuramente tra un anno avrò finito il mio Master. Da li non ho idea, però vorrei vivere e lavorare un po’ in Ghana.

  • Il nostro magazine parla di diversità cosa pensi a riguardo?

Penso che la diversità sia il motore che fa girare il mondo. Sono felice che ci sia uno spazio per discutere e parlare di cosa ci rende diversi, ma simili allo stesso tempo.




ENGLISH

Benjamina Efua Dadzie tells us something about herself, between the research of her personal identity and the discover of the African history and art.

  • Benjamina, you are an Italo-Ghanaian girl living and studying in Manchester. Can you tell us about your relationship with these three countries? How did these countries help you defining your identity? What do you like and what don’t you like about them?

I think my identity is the result of the union of these three countries, it is something more than the summation of the three places but it is a fourth identity in itself. It is like water which is a substance in itself but it is also the summation of two atoms of hydrogen and one atom of oxygen. I like this comparison, because it explains clearly the type of identity I am talking about. I think that my identity is versatile because it can adjust itself  depending on the environment I am in; for example if I am in an Italian or Ghanaian environment, I feel Italian or Ghanaian. I love my identity’s diversity and the awesome opportunity that it gives me to visit different places and speak four languages. Obviously there are pros and cons: for many years in Italy i was subjected to racism, and when I went back to Ghana two moths ago people could not see me as 100% Ghanaian. There are always pros and cons but luckily the pros always win.

  • Very often second generation youth that has the opportunity to pursue their studies, choose to study law, international relations and politics but you made the unusual decision to study archaeology. Why did you make that choice? Does art influence/condition your life?

I have always loved art, history and humanistic studies. I think that this passion was emphasized by my Italian experience/ knowledge and by the fact that I was surrounded by history and classical architecture. Consequently, when it was time to choose the course of studies, I decided what I love the most. Initially, my parents had a hard time understanding my choice, but then I educate them on my choices and they understood and supported me. Often, second generation people choose these courses of studies because it is all that is offered. I understand our parents wish, but I think that we are arrived at a point where we are allowed to take control of all the choices we have, estimating other meters of judgment, different from how much we will earn when we finish the studies. I am happy with my decision because I have chosen what I love and I know that it will inspire other people.

  • Don’t you mind talking about your blog?

I don’t mind. My blog, “The African Italian Project”, it talks about my experience as Afro-Italian in and outside Italy. I opened that blog in June 2014 at the end of the first year of university, when I decided to share my experience with other Afro-Italians and Africans in the diaspora. That’s why I decided to write in English rather than in Italian. The choice of the language was also influenced by the wish to filter the emotions that I descrive in the articles.

Blog: https://theafricanitalianproject.com

  • Now let’s go back to a hot topic in Europe, especially in Italy. The immigrants issue, racism, discriminations and second generations. What you think about it?

I think Italians need to be educated on diversity and on the riches it bring, and on how racism is unacceptable in 2016. Before educate themselves, Italians should analyze their colonial past and how the exploitation of the African Continent is the reason why there are a lot of difficulties/ complications in the Continent.

  • Where do you see yourself  or what do you hope to have accomplish in the future?

I don’t know because I like testing different opportunities that come up in my life. In one year I will definitely have finished the Master degree. By that time I have no idea, but I would like to live and work in Ghana.

  • Our magazine talks about diversity, what do you think about it?

I think that diversity is the driving force that makes the world rotate. I’m glad that there’s room to discuss about what makes us different but similar at the same time.

Pink Tank Band: le infinite nuances dell’essere donna, tra musica e solidarietà

Oggi con Mamy (clarinettista) e Joy (contrabbassista e fondatrice del gruppo) parliamo di musica al femminile con la Pink Tank Band, un orchestra di donne nata per stimolare la solidarietà e l’empatia creativa all’interno del mondo delle donne.

  • Una storia tutta al femminile quella della Pink Tank Band. Ci volete raccontare come è nata questa band?

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Photo by Celeste Lombardi

La band nasce nel 2015 e all’inizio eravamo un gruppo di amiche che si incontrava per suonare insieme, poi all’interno dell’orchestra sono arrivate, per passaparola, molte altre donne provenienti da diversi ambiti artistici e musicali: dalla banda, dal percorso classico, dal percorso rock e jazzistico. Diciamo che è stata soprattutto la musica a unirci in primis, e poi l’esigenza sentita comunemente di voler fare qualcosa per la società, di voler far qualcosa attraverso l’arte per le donne, dato che comunque la questione della violenza contro le donne viene ancora, oggi, in Italia, ampiamente sottovalutata ed è un messaggio che merita attenzione. Dunque il nostro gruppo, attraverso la musica cerca di porre un accento forte sulla questione dei diritti delle donne.

  • Niente meglio della cultura può avvicinare le persone, e soprattutto nel vostro caso della musica, perché non ha bisogno di parole. Siete un gruppo di varie donne, di ogni età, ognuno con un background diverso. Come riuscite a far convivere le differenze ed i pensieri che ogni membro giustamente ha?

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Direi che le differenze dal punto di vista umano, culturale, di pensiero sono il sale di ogni rapporto. Certo, non è semplice mettere insieme tante teste diverse dal punto di vista organizzativo e logistico, però quando c’è la volontà, quando c’è un sentire comune forte, uno spirito di partecipazione come quello che lega i membri di questa orchestra tutto è possibile. E’ vero, le nostre orchestrali vengono da tante esperienze differenti, ma io credo che sia proprio questo che arricchisce il nostro punto di vista e aiuta a guardare ad un futuro in maniera più consapevole.

  • Sappiamo che purtroppo c’è ancora un enorme gap dei diritti tra gli uomini e le donne nel mondo. La situazione in Italia è migliore rispetto a qualche altro paese, dove la donna viene considerata pari a zero, se non peggio. Nonostante i disagi che le femmine devono ancora subire nella nostra società, voi siete riusciti a far dell’essere Donna un punto di forza. Cosa ne pensate della condizione femminile, e dove secondo voi c’è ancora molto da lavorare?

[cml_media_alt id='1257']13348817_10209686404987512_1586939019_n[/cml_media_alt]Il ruolo della donna è stato sempre un ruolo molto complesso di per sé nella storia, proprio perché il corpo della donna ha una possibilità molto potente, che è quella di creare la vita, quindi è padrona di un atto creativo molto forte che all’inizio dei tempi veniva visto come qualcosa di magico e oggi viene visto quasi come una minaccia. Sembra che nel mondo, ci sia quasi la paura di andare verso la vita. Credo che il messaggio che noi dobbiamo portare avanti attraverso la cultura e tutte le belle cose che ci sono sulla terra, sia quello di proseguire la vita, non soltanto con l’atto creativo della nascita, ma costruendo insieme nuove opportunità per i nostri figli intesi come le generazioni del futuro. E’ chiaro che la donna sta cambiando il suo ruolo negli ultimi cinquant’anni; anche in Italia la posizione della donna, dal punto di vista familiare, è notevolmente cambiata. Se prima la donna era l’angelo del focolare, oggi la donna studia, oggi la donna “faber fortuna sua” come dicevano i latini e quindi è padrona e artefice del proprio destino. Non tutti gli uomini sono pronti ad accettare questa libertà, ma è il caso che si inizi a riflettere su questo, perché ogni persona deve essere posta nella possibilità di scegliere per il proprio futuro. Purtroppo in tanti paesi del mondo la donna non ha diritti politici e sociali, e nemmeno i diritti umanitari di base. Noi non dobbiamo rimanere insensibili a questo come occidentali, dobbiamo darci da fare, affinché tutte le donne, anche in altri paesi abbiano accesso all’istruzione, alla sanità, a un rispetto che la società deve a tutti gli esseri umani.

  • Ci parlate di qualche progetto passato che vi è rimasto nel cuore, dove la solidarietà femminile e non, vi ha resi veramente soddisfatti?

[cml_media_alt id='1259']13382330_10209686404907510_567616902_n[/cml_media_alt]Un evento che mi è rimasto particolarmente nel cuore è stato il nostro primo concerto. Si è tenuto a Brescia in un ristorante del centro e nessuno si aspettava il grosso successo che l’evento ha avuto; abbiamo avuto un sold out già due settimane prima della serata e sono intervenute moltissime persone, con grande calore ci hanno supportato e anche lo staff del ristorante si è dimostrato sensibilissimo al nostro messaggio. Questo ci ha permesso di raccogliere dei fondi, anche attraverso una colletta dal pubblico e anche attraverso questa vendita condivisa del quadro che è stato realizzato contemporaneamente alla nostra esecuzione musicale e che è stato donato alla casa delle donne insieme al frutto della nostra raccolta fondi. Questo ci ha permesso di divertirci, di passare una serata indimenticabile e anche di aiutare le altre persone che erano in attesa di una residenza protetta.

  • Ci parlate dei vostri futuri eventi e progetti?

Il 19 Giugno ci sarà un nostro concerto durante l’evento “Bici Tour & Pic Knit” al Museo di Santa Giulia (Brescia), organizzato da Viva Vittoria.

Inoltre in programmazione per luglio ci sarà un evento che consiste nell’allestimento di una piccola mostra a Brescia nella quale verranno presentate alcune opere realizzate da pittrici, scultrici e designer con cui collaboriamo. Durante la serata verrà anche presentata l’agenda realizzata dalla nostra orchestra all’interno della quale questi lavori e queste opere d’arte sono raccolti. I proventi della vendita di questa agenda andranno a sostegno del centro antiviolenza; perciò è un evento che ci è particolarmente a cuore. Speriamo che in molti vogliano venire a visitare la mostra e ascoltare il nostro concerto conclusivo dell’evento.

  • Il nostro magazine parla del tema della diversità, qual’è il vostro pensiero in merito?

La diversità è un tema importante. Io personalmente sono docente nella scuola secondaria e dunque ho a che fare con la diversità tutti i giorni. Ho degli studenti in classe provenienti da molte realtà differenti: studenti stranieri, studenti con disabilità socio-cognitive e come docente sono chiamata e sento molto la responsabilità di attribuire al concetto di diversità un valore che mira all’arricchimento delle persone. Essere diversi significa avere diversi punti di vista, e avere diversi punti di vista significa poter avere un confronto più profondo e più proficuo per tutti. Perciò cerco di educare i miei studenti, educare me stessa, anche attraverso la musica, al dialogo e all’accettazione della diversità come un potenziale fortissimo.

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Photo by Celeste Lombardi

Per ulteriori informazioni sulla Pink Tank Band seguite i seguenti link:

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