Autore: Zena el Khalil

Anno: 2010

Titolo originale: Beirut, I love you: a memoir

Donzelli Editore

Pagine: 227

Tempo di lettura: 4 giorni


Nel libro, la protagonista Zena racconta la “sua” Beirut e, per farlo, inizia dalle sue vite precedenti: da un ragazzino morto nella tragedia del Titanic, a una cantante morta in un incidente d’auto. Al tempo presente, invece, Zena è un’artista combattuta dal suo amore per la sua città natale.

Vive alcuni anni a New York ma, proprio quando comincia ad ambientarsi, è l’11 settembre 2001 e le torri gemelle vengono distrutte negli attacchi terroristici. La scrittrice racconta come gli “Amrikani” si siano chiusi in sé stessi e le abbiano chiesto spiegazioni per conto di una religione in cui lei non credeva.

Rifiutata dalla città simbolo della libertà, dell’integrazione e della multiculturalità, Zena decide di tornare a Beirut, alla quale si sente legata come un cordone ombelicale. Qui prosegue la sua vita, tra storie d’amore e matrimoni destinati a fallire e dove le donne venivano considerate “coniglie procreatrici”, dopo l’insediamento dell’Islam come religione dominante. La perdita della sua migliore amica per una malattia, poi, lascia Zena in totale sconforto, dal quale fatica a uscire.

La Beirut che vediamo attraverso gli occhi di Zena è una città che fatica a riprendersi dai continui bombardamenti e dalle guerre fratricide. Ciò nonostante, la città e i suoi stessi abitanti mostrano grande resilienza agli attacchi, data forse dalla rassegnazione che le guerre hanno portato.

Nel libro non mancano le accuse al mondo occidentale di aver causato e alimentato queste piaghe: ne emerge quindi un’analisi sociologica che, probabilmente, riflette il pensiero di molti abitanti.

Durante la lettura, a noi “occidentali” è richiesto un esame di coscienza: se non facciamo niente per opporci ai giochi di potere, siamo oppositori o complici?

Resilienza è forse la parola della Beirut raccontata in questo libro. Resilienza che, tuttavia, sembra arrivare a un punto limite di rottura attraverso la rassegnazione della protagonista. Ad un certo punto, infatti, Zena si allontana dalla morte e si allontana all’amore viscerale e incomprensibile per questa città e per sé stessa.

Un racconto dove la protagonista si fonde con la sua città, e dove la vita quotidiana si fonde con la guerra. Scene di vita famigliare, storie d’amore e di amicizia ricoperte dalla stessa polvere che ricopre i soldati della guerra civile prima; delle armi e dei soldati amrikani dopo. Un libro scorrevole, da leggere per capire punti di vista insoliti ma necessari da conoscere.