Articoli

Gli alieni sono tra noi. La Sindrome di Asperger, la denuncia di un passato di emarginazione e bullismo.

Gli alieni sono tra noi. Alieni è la definizione che molti Asperger adulti danno di se stessi, e dubito ne esista una migliore.

La Sindrome di Asperger deve il suo nome ad un pediatra austriaco che intorno agli anni 40 riconobbe, in alcuni bambini, peculiarità non riscontrate nel resto della popolazione infantile.

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Baha’ù’llah: il bicentenario dalla nascita del fondatore della fede Baha’i

Le Comunità Baha’i di tutti i continenti festeggiano la nascita di Baha’ù’llah, straordinario personaggio vissuto in Persia nell’‘800 che, in un ambiente fortemente ostile a ogni cambiamento, portò un messaggio pacifico ma profondamente innovatore, ricco di insegnamenti che, applicati, possono portare l’intera umanità verso traguardi di giustizia, unità e quindi di pace.

La creatività è mamma: l’Accademia delle Mamme racconta donne intraprendenti

Oggi alle ore 18:00 ci sarà un nuovo appuntamento con l”Accademia delle Mamme” presso il Ghirba – biosteria della Gabella in centro a Reggio Emilia: la creatività è mamma!

“Lei ha figli?” – Mai capitata questa domanda sul lavoro?
Per le mamme lavorare significa spesso confrontarsi con limiti, pregiudizi, conciliazioni, aggiungendo di tanto in tanto qualche senso di colpa. E se provassimo a guardare le stesse cose da un’altra angolazione?
Cosa l’essere mamma ha a che fare con il lavoro, lo spirito di iniziativa, le idee, la collaborazione, la reciprocità, l’essere in rete, la voglia di mettersi in gioco, i contatti… e molto altro.

 

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Abbiamo lanciato il nuovo sito di DiverCity Hub!

Benvenut* nel sito di DiverCity Hub, nuovo e migliorato.

Ripartiamo da dove vi abbiamo lasciati, qualche mesetto fa, ripartiamo da Settembre che ha sempre un po’ il retrogusto della fine e dell’inizio, ripartiamo dal nuovo sito di DiverCity Hub.

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TAMARA PIZZOLI: A CREATIVE BLACK GIRL IN ROME

Cosa si prova ad essere una ragazza “Nera” a Roma? Tamara Pizzoli ce lo spiega nel documentario “In Nero: Black Girls in Rome“, realizzato in collaborazione con la visual artist e fotografa Sara Shamsavari ed il cineasta James Maiki.

Nel video, Tamara racconta le storie di donne di discendenza africana che vivono nella città eterna tra i complimenti, le molestie e le violenze quotidiane dei concittadini italiani.

Tamara Pizzoli è un autrice, curatrice, regista e produttrice afro americana, originaria di Killeen, Texas. Da sette anni ormai risiede in una delle più belle zone del centro di Roma.

Ha fondato “The English Schoolhouse“, scuola di lingua inglese, ora anche casa editrice.

Tamara è una donna super creativa, che concentra gran parte del suo lavoro sulla narrazione etnica e multiculturale, ed ha pubblicato sei libri:

  • “The Ghanaian Goldilocks”
  • F is for Fufu
  • Auntie Nappy
  • M is for Marrakech: An Alphabet Book of Cities Around the World
  • M is for Mohawk: An Alphabet of Fresh Hairstyles
  • B is for Breakdancing: An ABC Book of Ways to Shake What Your Momma Gave You
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Photo by Brock Brunson

BLACK GIRLS IN ROME: THE WEB SERIES

La serie web ruota attorno alla storia di una ragazza newyorkese trasferitasi in Italia per superare la fine di una relazione. Nella capitale tricolore la protagonista ricomincia scontrandosi fin da subito con una realtà molto diversa da quella della Grande Mela che si è lasciata alle spalle. Inizia così un’avventura di otto puntate nelle quali assisteremo a viaggi, innamoramenti e continue peripezie, incorniciati dalle immagini suggestive delle meravigliose città e usanze culturali dei paesi in cui faranno tappa i personaggi.

Cerchiamo di conoscere un po’ più da vicino questa artista.

  • Tamara possiamo affermare che l’arte (in tutte le sue forme) è un aspetto che fa parte della tua vita. Sei una donna super creativa e lo si vede nei vari progetti che stai realizzando! Ci vuoi raccontare come essa influisce nella tua vita?

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Nefeterius McPherson, painting by Rolando Diaz, www.thenefgallery.com

Direi che l’arte influenza la mia vita in diversi modi. Sembra essere il filo comune in tutto ciò che faccio e che sono attratta. Negli ultimi due anni ho avvertito un cambiamento nella mia relazione con l’arte. Sono sempre stata circondata da molti creativi. Alcuni dei miei amici più stretti sono artisti, pittori, scultori, progettisti. Ma crescendo, anche attraverso l’università, negli anni successivi, ho sempre visto l’arte come qualcosa di cui gli altri erano bravi o abbastanza fortunati da avere come dono. Dopo la perdita della mia unica sorella, nel 2014, ho scoperto che ruotavo attorno all’arte in diversi campi: da quello ricreativo, a quello terapeutico, per divertimento, come hobby e anche per superare il dolore. Tutto è cambiato quando ho cominciato a vedere l’arte come parte attiva della mia vita invece che passiva, ciò mi ha portato a considerarla non come un privilegio, ma come un mio diritto.

  • C’è stata una ragione che ti ha spinto a scegliere Roma, quale paese in cui vivere? C’è qualcosa che ti manca del Texas, qual’è la cosa che più adori invece dell’Italia, che ti incuriosisce di più?

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Photo by Brock Brunson

Sì, spesso dico che una reazione melodrammatica ad un cuore spezzato mi ha condotto a Roma. Vivo qui da quasi sette anni e sicuramente ci sono diverse cose che mi mancano del Texas. Ho scoperto che le prime sono senz’altro la famiglia e gli amici. Ma inoltre mi manca bere dagli enormi barattoli, camminare scalza verso l’auto per prendere qualcosa, l’happy hour, i margaritas, sentire e parlar lo spagnolo, la convenienza degli ampi vicoli, le persone che usano segnali, come per dire, “Ciao, come va?” quando incrociano uno sconosciuto, il Queso, i cortili, l’hip-hop del sud che viene diffuso nelle stazioni radio, ma potrei continuare all’infinito. Ci sono inoltre vari aspetti dell’Italia che preferisco. Oggi ero ospite in una casa per un pomeriggio di giochi improvvisato con i miei figli, e probabilmente credo fosse la casa più splendida che abbia mai visto. La residenza è stata costruita mille anni fa. Ci penso ancora, mille anni. Gli affreschi impeccabilmente conservati, risalivano a cinquecento anni fa. Il tè in casa è stato servito meravigliosamente e la compagnia è stata piacevole. Mi sentivo come se avessi vissuto dei bellissimi momenti, sbucati direttamente da un libro di fiabe. Mi sento al sicuro nella mia abitazione e anche per strada. Non mi devo guardare le spalle quando rientro tardi alla notte. In generale mi sento libera, in ambedue i modi, di essere me stessa e di evolvere in ciò che suppongo di diventare. Adoro la mia casa. Il cibo è uno dei migliori al mondo e anche se Roma è enorme posso affermare di avere delle vere relazioni in tutta la città che la fanno considerare come fosse una comunità. Ma potrei continuare senza sosta. Il sistema di sorveglianza della gente è uno dei migliori che abbia mai sperimentato e per fare un tour turistico, Roma è veramente ineguagliabile.

  • In Italia stiamo vivendo un periodo particolare per quanto riguarda il fenomeno dell’immigrazione, di integrazione, di cittadinanza, delle seconde generazioni. Cosa ne pensi a riguardo?

Ho trovato sorprendente come sto imparando sempre di più sulle miriadi di lotte e degli aspetti dell’immigrazione; come le cose siano differenti qui rispetto a quello che la maggior parte della gente probabilmente potrebbe pensare. Credo che una rilevante parte del lavoro è stato fatto dai giovani afro-italiani, nel portare luce su alcuni degli aspetti più importanti sull’immigrazione, che altrimenti passerebbero inosservati. Sono stata particolarmente colpita dall’operato del regista Fred Kuwornu, che sta lavorando diligentemente con i suoi documentari per portare in prima linea l’attenzione sulle antiquate legislazioni e prassi burocratiche che riguardano i bambini nati in Italia dai genitori stranieri ed i loro diritti alla cittadinanza italiana. Un aumento maggiore di questi tipi di iniziative, o arte, sono indispensabili in modo da poter avere più spazi di discussione appropriati, affinché la tanto necessaria riforma possa aver luogo.

  • Il nostro magazine parla di diversità: qual’e il tuo pensiero in merito?

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Photo by Sara Shamsavari

Sono cresciuta in una città incredibilmente diversa nel Texas, chiamato Killeen. È adiacente a Fort Hood, la più grande base dell’esercito degli USA, così sono stata molto presto esposta ad una meravigliosa varietà di culture e di persone. I miei migliori amici erano di diverse provenienze ed etnie. Ho guadagnato un sincero apprezzamento per le differenze e imparato cosi presto dagli altri in merito, che questo influenza ciò di cui sono sono attratta ed il lavoro che sto facendo oggi. Penso che il titolo del tuo magazine sia proprio corretto. La diversità è bellezza e quanto prima saremo capaci di impegnarci e di celebrare la naturale differenza che esiste intorno ed all’interno di noi, quanto prima questa diversità potrà davvero migliorare ed arricchire le nostre vite, sia individualmente sia come società collettiva, e aiutarci ad avanzare tutti quanti.

Per maggiori informazioni:

http://www.facebook.com/In-Nero-Black-Girls-in-Rome

http://www.facebook.com/Engschoolhouse

http://www.theenglishschoolhouse.com

http://www.pizzolimedia.com

Instagram: @TamaraPizzoli




ENGLISH

What does it mean to be a “Black Girl” in Rome? Tamara Pizzoli explains us in the documentary “In Nero: Black Girls In Rome”, made in collaboration with the visual artist and photographer Sara Shamsavari and the filmmaker James Maiki.

In the video, Tamara tells the stories of women of african descent who live in the eternal city, from compliments to harassments and the daily violences of their fellow Italian citizens.

Tamara Pizzoli is an African American author, curator, director and producer, originally from Killeen, Texas. For seven years she has lived in one of the most beautiful zones in the center of Rome.

She founded  “The English Schoolhouse“, an English language school, now also a publishing house.

Tamara is a super creative woman who concentrates a large part of her job on ethnic and multicultural storytelling, and she has published six books:

  • “The Ghanaian Goldilocks”
  • F is for Fufu
  • Auntie Nappy
  • M is for Marrakech: An Alphabet Book of Cities Around the World
  • M is for Mohawk: An Alphabet of Fresh Hairstyles
  • B is for Breakdancing: An ABC Book of Ways to Shake What Your Momma Gave You

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Photo by Brock Brunson

BLACK GIRLS IN ROME: THE WEB SERIES

The web series follows the story of a girl from New York who moved in Italy in order to overcome the end of a relationship. In the “tricolour capital,” our protagonist immediately begins to face a very different world than the Big Apple she left behind. Thus begins an adventure of eight episodes, in which we will see travels, falling in love, and ongoing vicissitudes, all framed by evocative images of the marvelous towns and cultural customs of the countries that the characters will visit.

Let’s try to discover this artist more closely.

  • Tamara we can say that art (in all its forms) is an important aspect of your life. You are a creative super woman and it is evident in the several plans that you are realizing! Can you tell us how art influences your life? 

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Nefeterius McPherson, painting by Rolando Diaz, www.thenefgallery.com

I’d say art influences in my life in every way. It seems to be the common thread in everything I do and am attracted to. In the last couple of years I’ve experienced a shift in my own relationship to art. I’ve always been surrounded by a lot of creatives. Some of my closest friends are artists–painters, sculptors, designers. But growing up and even through university and the years thereafter, I always saw art as something that other people were good at or lucky enough to have the gift of. After losing my only sibling in 2014, I found that I gravitated to art in almost every way: recreationally, for therapy, for fun, as a hobby, even for grieving. Everything shifted when I began to view art as an active part of my life instead of a passive one, which led to me considering art as not a luxury, but my right.

  • Was there something that pushed you to choose Rome, that pushed you to choose which country to live in? Is there something that you miss about Texas, and what do you love the most about Italy–what intrigues you the most? 

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Photo by Brock Brunson

Yes, I oftentimes say that an overdramatic reaction to a broken heart led me to Rome. I’ve been here almost seven years, and of course there are tons of things I miss about Texas. I guess the primary ones would be expected–family and friends. But I also miss drinking out of mason jars, walking to the car to get something barefoot, happy hour, margaritas, hearing Spanish, speaking Spanish, the convenience of wide lanes and people who actually use turning signals, how every says, “Hello, how ya doin’?” when they pass a stranger, queso, backyards, southern hip hop being played on radio stations…I could go on and on. There are also several aspects of Italy that I prefer. Today I was in a home for an impromptu playdate with my sons and it’s probably the most splendid residence I’ve ever seen. The home itself is 1,000 years old. Just think about that. 1,000 years. The impeccably maintained frescoes date back to 500 years ago. The tea was served beautifully at this home and the conversation was lovely. I feel like I have really beautiful moments here that are like something straight out of a storybook. I feel safe in my home and on the street; I don’t look over my shoulder when I’m coming home late at night. In general I feel free to both be myself and evolve into who it is that I am supposed to become. I adore my own home. The food is some of the best in the world and even though it’s a big city I feel like I have true relationships all over town that make it feel like it’s a community. I could go on and on. The people watching is some of the best I’ve ever experienced here, and as far as the sightseeing goes, Rome really is unparalleled.

  • In Italy we are living in a very unique moment, with regard to the phenomenon of immigration, integration, citizenship, the second generation. What do you think about all this? 

I’ve found it surprising as I learn more and more about the myriad of immigration struggles and issues just how different things are here than what most people would probably think. I feel a lot of great work is being executed by young Italians to bring light to some of the important immigration issues that might otherwise go unnoticed. I’ve been particularly enlightened by the work of Fred Kuwornu, who is working diligently through his filmmaking to bring to the forefront outdated laws and practices regarding children born in Italy to foreign parents and their rights to Italian citizenship. An increased amount of this type of work, or art, is needed so that the appropriate discussions are held and much needed reform can take place.

  • Our magazine is all about diversity: what are you thoughts on this?

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Photo by Sara Shamsavari

I grew up in an incredibly diverse town in Texas called Killeen. It’s adjacent to Fort Hood, the largest army base in the states, so very early I was exposed to a wonderful array of cultures and people. My best friends were from all different backgrounds and ethnicities. I gained a sincere appreciation for differences and learning from others very early on that has stuck with me and influences what I’m attracted to and the work I do today. I think your magazine title hits the nail on the head. Diversity is beauty, and the more we’re able to engage in and celebrate the natural diversity that exists around and within us, and how that diversity can truly enhance and enrich our lives both individually and as a collective society, the sooner and further we all advance.

For further details:

http://www.facebook.com/In-Nero-Black-Girls-in-Rome

http://www.facebook.com/Engschoolhouse

http://www.theenglishschoolhouse.com

http://www.pizzolimedia.com

Instagram: @TamaraPizzoli

Adventures in Black Europe – Avventure nell’Afroeuropa

 

I admit that it is a good thing to place different civilizations in contact with each other that it is an excellent thing to blend different worlds; that whatever its own particular genius may be, a civilization that withdraws into itself atrophies; that for civilizations, exchange is oxygen; that the great good fortune of Europe is to have been a crossroads, and that because it was the locus of all ideas, the receptacle of all philosophies, the meeting place of all sentiments, it was the best center for the redistribution of energy.
But then I ask the following question: has colonization really placed civilizations in contact? Or, if you prefer, of all the ways of establishing contact, was it the best?
I answer no.
-Aime Cesaire, Discours sur le colonialisme (1950)

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Evelyne e Nappytalia: dove capelli ed identità s’intrecciano

Ho incontrato Evelyne la prima volta a Settembre, l’anno scorso, durante l’evento che abbiamo organizzato, “Intrecci d’Identità”. Subito mi è sembrata una ragazza che sapeva il fatto suo, ma trascorrendo un po’ di tempo assieme, mi sono accorta che, dietro alla sua forte personalità, c’era ancora tanto da scoprire. Le’ è la prima protagonista della nostra rubrica “Personaggi” ed ecco a voi la rilevante intervista che le abbiamo fatto.

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LA SCHEDA
Nome e cognome: Evelyne Sarah Afaawua.
Classe: 1988. 
Professione: blogger, imprenditrice, studentessa universitaria.
Uno sguardo piccolo: fondatrice di Nappytalia, in giro su e giù per l’Italia tra Nappy Hour e convegni vari, Best Blogger 2015 agli Africa Italy Excellence Awards, Premio Imprenditoria Giovanile 2015 agli MoneyGram Awards.
Segni Particolari: cuore di leonessa, determinata sognatrice.
Frase ispiratrice: Ciò che differenzia le donne di colore da chiunque altro sono le opportunità. Non si può vincere un Emmy per ruoli che semplicemente non esistono, grazie alle persone che hanno ridefinito cosa significa essere belle, essere sexy, essere una donna con leadership, essere neri. “Viola Davis”.

  • Tante persone sanno chi é Evelyne, ma pochi la conoscono veramente. Raccontaci un po’ di te. Chi e’ Evelyne?

Una ragazza normale, una cosiddetta seconda generazione, figlia di immigrati, Africana, Italiana, Afroitaliana, italia-nera, black-italian, i termini per definirmi sarebbero tanti ed infiniti, alcuni colorati e piacevoli altri neri, grigi e cupi e meno piacevoli. Negli ultimi anni della mia vita mi sono resa conto, come fossero poche le volte, in cui le persone volessero realmente sapere chi fossi; a loro bastava capire in quale categoria mettermi e basta. Forse, è da li che è nato tutto quello che oggi faccio, condivido e seguo con passione.

Scusami la domanda era chi sono? Sono una ragazza di 27 anni, nata in Francia, cresciuta in Italia, da genitori Ghanesi, con due famiglie. Segni particolari: pelle nera, naso a patata, occhi grandi, marcato accento brianzolo, un continuo gesticolare, amante del fufu e della lasagna, studentessa, lavoratrice, blogger, e pure dicono piccola, piccolissima imprenditrice, il sangue della Bocconi scorre nelle mie vene. Di una cosa sono certa, sono umana non un extraterrestre.

  • Com’è nata questa idea e progetto di Nappytalia?

Nappytalia nasce dalla voglia di affibiarmi da sola un termine che mi rappresentasse in totale. Facciamo un passo indietro, qualche hanno fa ho avuto una crisi di identità, sono sempre stata una persona riflessiva, molto, e prima di fare un passo, penso molto ed osservo da tutti i diversi punti di vista. Sostanzialmente questa crisi era dovuta alle mille etichette che aumentavano sempre di più, ma che non mi completavano, ma soprattutto dentro di me, non mi sentivo me stessa al 100%. Ho appallottolato tutte le brutte cose ed ho accettato di essere una persona con una duplice identità, con nessun male, ma bensì con una ricchezza inestimabile, riuscendo a cogliere perfettamente e positivamente cio’ che di buono hanno entrambe. Ho deciso a questo punto di scegliere il termine afroitaliana che appunto univa le due parti di me, Africa ed Italia, anche se ad oggi preferisco essere ancora piu’ specifica. Visto la riscoperta delle mie radici e della mia essenza che mi completa, uso il termine Italoghanese perché sono una metà tra Ghana ed Italia; voglio valorizzare entrambe le culture che mi comprendono, perche’ in Ghana ho vissuto per 4 anni, ho frequentato la scuola media ed ho vissuto il quotidiano; ad oggi dopo 11 anni che non ci metto piede, guardo le foto, i video, i documentari e quasi invidio di non poter essere là. A 12 anni lo capii, quando approdai per la prima volta: l’Africa non è quella che vediamo in tv, ma quella che ci portiamo nel cuore; dall’altro canto, la mia “italianità”, senza che me accorga, schizza da tutti i pori, e’ inevitabile, pure a Londra mi hanno riconosciuto, detto tutto! (:-)

Qua direte ok, una volta che ho riscoperto ed accettato ciò che ero, Nappytalia cos’è, o meglio cosa rappresenta? Il problema della mia crisi d’identità è stata risolto e la voglia di rivelare al 100% me stessa, l’ho voluta far trasparire attraverso i miei capelli. Ho deciso di essere me stessa interiormente, e quindi anche esteriormente, ho deciso di fare pace con me stessa, smettendo con le creme chimiche per vedere come fossero i miei capelli. Quindi, quando molti mi dicono, scrivono, o criticano dicendo: “Con 4 capelli in testa pensa di essere africana”, si sbagliano proprio, perché si sono persi tutta la parte sofferta. E non c’entra alcun riferimento all’America, perché il mio viaggio è nato successivamente. Quando ho voluto ricercare la storia dei miei capelli, ho scoperto una connessione oltreoceano. In altre parole è stata una voglia di riscoprirmi naturalmente, come madre natura mi ha fatta.

Qui nasce però un problema: come si gestiscono questi capelli? Inizialmente ho seguito il nostro amato Youtube, scoprendo che in America c’era un movimento veramente ampio, in Francia pure, ma ogni volta impiegavo giorni a tradurre gli articoli. Un giorno, per fatalità, tramite facebook conosco una ragazza Ghanese che era Natural già da 2 anni; grazie a lei non mi sono persa, mi è stata d’aiuto nel primo anno di gestione dei miei capelli Afro. A volte penso, che se non non l’avessi incontrata, avrei gettato la spugna veramente presto.

Nappytalia è nato come un mio bisogno di ricercare informazioni in italiano per la cura dei miei capelli afro, una ricerca o conferma che non fossi l’unica ad aver preso questa decisione, di tenere i capelli afro, una conferma che ci fossero altri ragazzi con una duplice identità, Sono partita quindi da Facebook, il social network più comune, che ha riscosso molto consenso tra le ragazze e i ragazzi (anche non “nappy”) che si rivedevano nella duplice identità, e tantissime ragazze che hanno anche loro scelto di tenere i loro capelli Afro al naturale, si perche’ nappy vuol dire naturally and happy. Un luogo unico, dove si parla esclusivamente la lingua che parlo tutti i giorni, per spiegare come curare questi capelli Afro, spronare altre a seguire questo esempio di accettazione, ricercare la storia di questi capelli, raccontare la storia di altre ragazze; insomma un luogo “dove capelli ed identità s’intrecciano , il nostro motto.

  • Credi che le persone di origine africana abbiano timore a mostrarsi naturali? Hanno paura dei giudizi degli altri oppure hanno una bassa cultura dei propri capelli?

Si dice che si ha paura di ciò che è diverso, ciò si applica non solamente alle culture, alla religione o alle etnie, ma in tutto. La domanda è se le persone di origine africana hanno paura a mostrarsi naturali? Il problema è che non sanno cosa voglia dire portare i capelli naturali o meglio, non è normale portare i capelli naturali, la moda vuole il liscio, lungo, svolazzante. Forse i primi capelli naturali stanno rispuntando fuori adesso, negli ultimi 3 anni, con molta fatica, pregiudizio e coraggio di molte che hanno detto basta alla violenza fisica e sì alla naturalezza ed accettazione di ciò che siamo. Non è facile perché ci sono principi errati, radicate nelle nostre menti, penso da molti anni; la storia ha contribuito a tutto questo, facendo sì che l’uomo nero ricorresse a prodotti cosmetici per sbiancarsi la pelle ed a creme liscianti per stirare i capelli, per renderli piu’ gestibili mi dicono.

Pensando però a queste due azioni unite, la fantasia lascia poco spazio a mio parere. E’ un miscuglio di ignoranza, sottovalutazione, non accettazione della bellezza intrinseca nei nostri tratti e nella nostra natura. I capelli afro sono gestibili e trattabili come tutti i capelli, bisogna saperli curare. Le nostre madri non hanno avuto questa fortuna, quindi tocca a noi fare la nostra parte e rompere le catene mentali ed accettarci per come siamo e valorizzarci. Una volta fatto questo, il beneficio sara’ inestimabile: autostima, accettazione, nuove bellezze che rompono gli schemi e standard fissati. La possibilità di cogliere la bellezza riposta nella diversità.

  • La tua community coinvolge varie persone provenienti da ogni angolo del mondo. Parliamo di un tema caldo di questi tempi: Ius Soli, essere neri in Italia, qual’è il tuo punto di vista?

Ius Soli o meglio direi legge di cittadinanza, in quanto io sono nata in Francia ma sbarcata in Italia ad un anno. Io mi auguro che la legge di cittadinanza possa essere approvata perché penso di averne diritto, 26 anni vissuti in Italia, con tutte le rinunce ed ostacoli del caso. Direi che mi spetta: lavoro REGOLARMENTE e pago le tasse da quando avevo 17 anni, mi sono sempre rimboccata le maniche per raggiungere i miei obiettivi, sfondando porte chiuse. A volte però, la mia determinazione non è stata sufficiente perché se sei extracomunitario sui documenti, quello rimane un limite.

Penso che la legge di cittadinanza mi spetti in quanto faccio parte di questo paese, sono parte integrante e attiva che non deve pensare solo ai doveri ma anche ai diritti; chi paga le tasse dovrebbe poter esprimere le proprie opinioni, aver la possibilità di viaggiare per piacere, per acculturarsi, per scoprire l’ignoto, aver la possibilità di partecipare a concorsi pubblici in tutti i settori. La mancata cittadinanza può solamente limitare l’accessibilità a certe risorse ma l’intelligenza, la bravura, il bilinguismo o tre, se non quadri, la determinazione, le capacita’ non potranno essere limitate. Purtroppo spesso queste qualità non vengono riconosciute, a causa della diffusa ignoranza vengono sottostimate, si rimane a pensare che gli immigrati ed i figli di immigrati siano persone che pesano e basta, quando invece non è così.

C’è da fare un ennesima riflessione che spesso pochi fanno: perché non si vuole dare la legge di cittadinanza? Per paura di cosa? Quali potrebbero esserne le conseguenze, un ondata di italiani sulla carta ma di fatto no? Eppure ci sono italiani di fatto ma sulla carta no. E’ meglio celarsi dietro la paura e così perdere potenziali risorse intellettuali, sportive, etc, oppure è meglio aprire una finestra e valorizzare la diversità? Vedremo se la paura verrà sfidata.

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Articolo su Gioia

  • Sei una ragazza dai mille impegni ma con tanta volontà, quali sono i tuoi progetti per il futuro? Dove ti vedi o speri accadrà, fra qualche anno?

Dove mi vedo tra qualche anno? Sicuramente spero di riuscire a completare l’università che ho dovuto abbandonare per motivi economici, spero che il progetto di Nappytalia continui a viaggiare su questi due binari, culturale ed imprenditoria, rendendo orgogliosi i nostri familiari e ragazzi/e che ci seguono, cercando di essere un segnale positivo e concreto di ciò che questo paese sta perdendo se non si smuove. Spero di poter contribuire a realizzare diversi progetti anche in Africa, in Ghana, Angola, Togo soprattutto.

Spero di diventare ciò che da piccola sognavo: una donna in carriera, anche se mia mamma mi ha sempre detto che sono una sognatrice. Vorrei farle capire che a volte i sogni si avverano, basta crederci fortemente, senza mollare mai, e non importa se vi sono degli impedimenti, o eventi di causa maggiore, tutte le strade portano a Roma. Alcune persone hanno strade più semplici da percorrere, altre più difficili e significative ma, nonostante ciò, ottengono uguali se non maggiori risultati, vista la fatica celata dietro. In ogni grande progetto di successo, si vede solo il successo, non si vedono e non si menzionano, nel mio caso per orgoglio e dignità personale, i grandi sacrifici fatti, che ad oggi non mi sento di rendere noto, perché parte privata della mia persona, ma che forse un giorno racconterò con piacere, una volta raggiunta la vetta (sempre se ci riuscirò). Ora voglio che i miei/nostri successi vengano riconosciuti sulla base di ciò che è visibile e facilmente comprensibile.

Sogno di diventare Donna, un’imprenditrice con etica sociale dentro di sè, mossa da una forza maggiore del Dio denaro, ma dalla voglia di riscattarsi e dimostrare le capacità, l’intelligenza, la bellezza interiore ed esteriore che le donne nere hanno: non siamo solo gambe, ma tanto cuore, testa e carattere.

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Premiazione “Best Blogger 2015” agli Africa Italy Excellence Awards

  • Il nostro magazine parla della diversità, cosa pensi a riguardo?

Penso che l’accettazione di me stessa, di comprendere ciò che sono a prescindere da quello che c’è là fuori, sia la cosa piu’ importante ed è il motto che mi aiuta tutti i giorni a portare avanti Nappytalia: rompere gli schemi, gli stereotipi e capire che la bellezza non può essere confinata.

La bellezza si cela dietro il nostro occhio, dentro la nostra mente ma soprattutto nel nostro cuore, solo in questo modo si potrà capire la ricchezza che deriva da ciò; se ci fermiamo al superficiale, tutto verra’ perduto in superficie.

Evelyne Sarah Afaawua

Dopo questa intervista avete ancora qualche dubbio su Evelyne, oppure avete una curiosità da chiederle? Non perdetevi allora la possibilità di incontrare lei ed il suo team di Nappytalia duranti i prossimi Nappy Hour.

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Down e modella, la storia di Madeline Stuart

Il prossimo 13 settembre sarà una data da ricordare per la 18enne modella australiana Madeline Stuart: per la prima volta, infatti, avrà l’opportunità di sfilare alla prestigiosa Fashion Week di New York. Sicuramente un sogno per tutte le ragazze che vogliono lavorare nel mondo della moda, ma ancora di più per Madeline, nata con la sindrome di Down.

Una storia a lieto fine la sua, che veicola un messaggio importante: i canoni e la percezione della bellezza stanno cambiando e anche il rigido mondo della moda si sta pian piano aprendo alla diversità, ad una concezione del “bello” più libera dagli stereotipi.

Il desiderio di Madeline è infatti sempre stato quello di combattere le discriminazioni e di cambiare il modo in cui la società vede le persone come lei, perché anche chi è affetto dalla sindrome di Down può essere bello. Ma anche se non lo fosse va bene lo stesso, non serve girare la testa dall’altra parte, perché ognuno di noi ha il diritto di essere accettato per quello che è.

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Madeline Stuart

Una consapevolezza acquisita attraverso un percorso di certo non facile per Madeline e per la sua famiglia, ma le difficoltà non hanno mai dissuaso la ragazza dal perseguire il suo obiettivo. E alla fine ce l’ha fatta, domenica finalmente salirà in passerella e sfilerà per il marchio FTL Moda.

Una conquista importante, che Madeline ha ottenuto con determinazione e tanti sacrifici: una dieta che le ha fatto perdere ben 20 kg e un duro allenamento giornaliero, fatto di ginnastica, nuoto e danza hip hop. Instancabile, Madeline è anche cheerleader nelle partite di cricket alle Olimpiadi speciali.

Una costanza che ha dato i suoi frutti, anche grazie all’impegno e alla dedizione di mamma Rosanna, da oltre un anno manager di Madeline. Non trovando nessuna agenzia di moda o un manager disposto a rappresentare la figlia, Rosanna ha deciso di prendere in mano la situazione e di seguire personalmente la carriera di Madeline e, nonostante la mancanza di esperienza, i risultati sono stati notevoli: book e servizi fotografici, un sito internet dedicato (www.madelinestuartmodel.com), massiccia presenza su social network come Instagram e Facebook, con migliaia di fan che la seguono, contratto da testimonial per il marchio di borse ecologiche EverMaya, che a Madeline ha dedicato anche un modello dell’ultima collezione.

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Madeline Stuart

Insomma, una grande visibilità sui media nazionali e d’oltre oceano e, va da sé, la storia della ragazza che vuole cambiare il volto della bellezza fa il giro del mondo.

In realtà Madeline non sarà la sola modella con disabilità a sfilare alla prestigiosa Fashion Week, con lei ci sarà infatti anche Rebekah Marine, splendida modella 28enne nata con una malformazione al braccio destro. Rebekah salirà in passerella con una protesi bionica e tanta voglia di spronare, con il proprio esempio, tutte le persone con disabilità ad accettare le proprie insicurezze e le piccole imperfezioni della vita e, perché no, magari a trasformarle in punti di forza.

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Rebekah Marine

Madeline Stuart e Rebekah Marine, ma anche Winnie Harlow, top model affetta da vitiligine e testimonial di un brand di fama mondiale come Desigual, sono tutti segnali inequivocabili di quanto la diversità stia davvero diventando la vera bellezza, perché fondata sull’unicità di ognuno di noi.

[cml_media_alt id='82']Winnie Harlow[/cml_media_alt]

Winnie Harlow

E voi cosa ne pensate?