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Donne Digitali e EWMD, la rete delle donne per le donne

Il 30 Settembre 2017  torna Donne Digitali, l’appuntamento per le donne appassionate di tecnologia organizzato dalla delegazione di Reggio-Modena di EWMD (European Women’s Management Development).

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Bellezze africane

Le bellezze africane

Mauritania

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Mauritania, “Una donna occupa nel cuore del marito il posto che occupa nel letto”. Lo dice un proverbio mauritano, il cui senso è: se la donna vuole essere amata e desiderata, deve ingrassare.

In Mauritania le donne obese sono considerate molto sexy, infatti il 20% delle donne tra i 15 e i 49 anni cerca di ingrassare per piacere agli uomini. La pratica del leblouh di origine arabo-berbera consiste nel far mangiare enormi quantità di cibo, se necessario a forza, alle bambine e alle ragazze, spesso prima del matrimonio, in quanto l’obesità è tradizionalmente considerata segno di bellezza. Essere grassi significa anche essere in salute e ricchi. Una ragazza magra non solo rischia di restare senza marito, ma è anche «una vergogna per la famiglia in alcuni paesi, specialmente nelle zone più remote». Soprattutto nelle campagne, inoltre, l’ingrassamento si accompagna a matrimoni precoci e a volte le famiglie pagano ingrassatrici professioniste, per assicurarsi che il peso delle figlie aumenti. In una tribù dell’Uganda, per un uomo essere sposato con una donna grassa è uno status symbol e una cosa per cui essere orgogliosi, infatti indica ricchezza. Una donna, secondo la tradizione si prepara al matrimonio bevendo molte caraffe di latte al giorno (circa 5.000 calorie). Al contrario l’uomo per essere attraente deve essere magro. Il governo della Mauritania con spot televisivi avverte dei pericoli dell’obesità e cerca di far cessare queste pratiche di ingrassamento forzato.

Piattello labiale

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Etiopia, donna Mursi.

Gli uomini, completamente nudi, mettono in evidenza dei corpi atletici e longilinei. Le donne si vestono con una semplice pelle animale annodata intorno ad una spalla che lascia scoperto un seno, ma talvolta è possibile vederle indossare dei gonnellini ricavati riunendo un gran numero di bussoli di cartucce, che possono servire anche alla confezione di fantasiosi e pesanti copricapi. Probabilmente questo originale materiale che esse usano deriva dai residui di qualche spedizione esplorativa. I Mursi sono poligami; questo non significa però sottomissione della donna alla volontà del maschio. La donna è libera di scegliere lo sposo e eventualmente può rifiutare un’unione non desiderata.
La fama dei Mursi è però legata ai “piattelli labiali” rotondi portate dalle donne. Il trattamento inizia intorno al decimo anno d’età, quando il labbro inferiore viene bucato e nel piccolo foro viene inserito un piccolo pezzo di legno. Il foro viene successivamente allargato introducendovi pezzi di legno di dimensioni sempre maggiori sino a che il labbro diviene un anello di carne molto elastica. Per facilitare l’introduzione del piattello, costruito generalmente d’argilla, e per fare spazio a quella porzione di esso che rimane all’interno della bocca vengono estratti i quattro incisivi inferiori. Il piattello può raggiungere un diametro di oltre 20 cm e spesso le donne Mursi si torturano anche le orecchie per inserirvi nei lobi altri piattelli, ovviamente più piccoli. Le dimensioni dei piattelli sono fondamentali: più sono grandi più la donna sarà considerata bella e coraggiosa e più prestigioso sarà il suo ruolo che ella rivestirà all’interno della comunità. A dire il vero, esiste anche un’altra teoria sulla funzione di questi piattelli secondo la quale essi non rappresenterebbero un mezzo di abbellimento, bensì di abbrutimento delle donne, imposto loro dagli uomini al fine di renderle meno desiderabili agli occhi estranei ed evitare così propositi di rapimento per farne delle schiave.

Donne sculture

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Namibia, donna Himba.

Il loro corpo è carico di ornamenti di cuoio, metallo e conchiglie e cosparso di “otzije”, l’impasto di polvere d’ocra, burro di capra ed erbe, con cui ungono anche i capelli intrecciati e proteggono la pelle. L’impasto protegge anche dalle scottature e dalle punture degli insetti ed è rifatto quando si secca. L’operazione può essere rifatta anche due o tre volte il giorno. Il colore rossastro le rende molto sexy ai loro uomini. Solitamente ogni uomo Himba ha almeno quattro mogli che diventano molto presto giovani madri, fornendo al gruppo tribale la forza-lavoro dei figli.

Senegal e l’importanza della bellezza

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Senegal, una caratteristica tipica delle donne senegalesi di tutte le età è l’eleganza e la bellezza. La bellezza femminile fa parte della tradizione senegalese, la donna una volta che diventa adulta deve dedicare più tempo al proprio aspetto, alla cura del corpo e dei capelli.

Una caratteristica tipiche delle donne senegalesi di tutte le età è l’eleganza e la bellezza, molte ritengono che essere belle equivale a stare bene con se stesse, e far stare bene il marito che continuerà ad amarle. Dedicano molto tempo alla cura del corpo e al tipo di vestiti e di gioielli da indossare. La gran parte delle donne che vivono in città hanno il loro sarto di fiducia da cui si recano periodicamente per farsi cucire soprattutto vestiti tradizionali.

Scarnificazione della pelle:

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Benin, donna con scarnificazione della pelle sul viso.

Alle donne del Benin è praticata la “scarnificazione” della pelle. Si praticano delle incisioni negli strati superficiali della pelle e le ferite sono “irritate” molte volte con polveri e prodotti coloranti. A cicatrizzazione avvenuta, restano grossi segni indelebili che identificano l’etnia e costituiscono inoltre uno stimolo sessuale per l’uomo. Una piaga di questo paese mutilazione genitale femminile, nota comunemente come ‘circoncisione femminile’. Nonostante sia stata duramente condannata dalla comunità medica internazionale, l’usanza resta molto diffusa, soprattutto nel Benin settentrionale dove si ritiene che sia stata praticata al 50% delle donne. Gli sforzi del governo per porre fine alla mutilazione sono finora falliti, probabilmente per via dei 6000 anni di radicata tradizione dell’usanza, per le difficoltà sociali a cui vanno incontro le donne che la rifiutano e per i guadagni delle donne anziane che praticano l’operazione.

Bastoncino e capelli

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Etiopia, donna Karo.

Le donne Karo vivono in Etiopia e curano in modo particolare i loro capelli e si adornano in modo povero. Traffigono il labbro inferiore con un chiodo o un bastoncino di legno, provocando “cicatrici estetiche” e nelle occasioni particolari si dipingono il corpo con acqua e gesso.

Kenya

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Kenya, donna Samburu.

Tra le complesse tradizioni e rituali del popolo dei Samburu, tribù del nord del Kenya, c’è una sorta di danza dell’amore che apre il cerimoniale del corteggiamento. Quando il giovane uomo individua la prescelta, ha un modo singolare per fare il primo passo. Le getta sul viso la chioma di capelli acconciati e colorati d’ocra: è questo il segno chiaro della passione scoccata. Se lei ricambia, si aspetta in dono nuove collane di perline colorate per aumentare il fascio già abbondante che le adorna il collo.

Pink Tank Band: le infinite nuances dell’essere donna, tra musica e solidarietà

Oggi con Mamy (clarinettista) e Joy (contrabbassista e fondatrice del gruppo) parliamo di musica al femminile con la Pink Tank Band, un orchestra di donne nata per stimolare la solidarietà e l’empatia creativa all’interno del mondo delle donne.

  • Una storia tutta al femminile quella della Pink Tank Band. Ci volete raccontare come è nata questa band?

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Photo by Celeste Lombardi

La band nasce nel 2015 e all’inizio eravamo un gruppo di amiche che si incontrava per suonare insieme, poi all’interno dell’orchestra sono arrivate, per passaparola, molte altre donne provenienti da diversi ambiti artistici e musicali: dalla banda, dal percorso classico, dal percorso rock e jazzistico. Diciamo che è stata soprattutto la musica a unirci in primis, e poi l’esigenza sentita comunemente di voler fare qualcosa per la società, di voler far qualcosa attraverso l’arte per le donne, dato che comunque la questione della violenza contro le donne viene ancora, oggi, in Italia, ampiamente sottovalutata ed è un messaggio che merita attenzione. Dunque il nostro gruppo, attraverso la musica cerca di porre un accento forte sulla questione dei diritti delle donne.

  • Niente meglio della cultura può avvicinare le persone, e soprattutto nel vostro caso della musica, perché non ha bisogno di parole. Siete un gruppo di varie donne, di ogni età, ognuno con un background diverso. Come riuscite a far convivere le differenze ed i pensieri che ogni membro giustamente ha?

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Direi che le differenze dal punto di vista umano, culturale, di pensiero sono il sale di ogni rapporto. Certo, non è semplice mettere insieme tante teste diverse dal punto di vista organizzativo e logistico, però quando c’è la volontà, quando c’è un sentire comune forte, uno spirito di partecipazione come quello che lega i membri di questa orchestra tutto è possibile. E’ vero, le nostre orchestrali vengono da tante esperienze differenti, ma io credo che sia proprio questo che arricchisce il nostro punto di vista e aiuta a guardare ad un futuro in maniera più consapevole.

  • Sappiamo che purtroppo c’è ancora un enorme gap dei diritti tra gli uomini e le donne nel mondo. La situazione in Italia è migliore rispetto a qualche altro paese, dove la donna viene considerata pari a zero, se non peggio. Nonostante i disagi che le femmine devono ancora subire nella nostra società, voi siete riusciti a far dell’essere Donna un punto di forza. Cosa ne pensate della condizione femminile, e dove secondo voi c’è ancora molto da lavorare?

[cml_media_alt id='1257']13348817_10209686404987512_1586939019_n[/cml_media_alt]Il ruolo della donna è stato sempre un ruolo molto complesso di per sé nella storia, proprio perché il corpo della donna ha una possibilità molto potente, che è quella di creare la vita, quindi è padrona di un atto creativo molto forte che all’inizio dei tempi veniva visto come qualcosa di magico e oggi viene visto quasi come una minaccia. Sembra che nel mondo, ci sia quasi la paura di andare verso la vita. Credo che il messaggio che noi dobbiamo portare avanti attraverso la cultura e tutte le belle cose che ci sono sulla terra, sia quello di proseguire la vita, non soltanto con l’atto creativo della nascita, ma costruendo insieme nuove opportunità per i nostri figli intesi come le generazioni del futuro. E’ chiaro che la donna sta cambiando il suo ruolo negli ultimi cinquant’anni; anche in Italia la posizione della donna, dal punto di vista familiare, è notevolmente cambiata. Se prima la donna era l’angelo del focolare, oggi la donna studia, oggi la donna “faber fortuna sua” come dicevano i latini e quindi è padrona e artefice del proprio destino. Non tutti gli uomini sono pronti ad accettare questa libertà, ma è il caso che si inizi a riflettere su questo, perché ogni persona deve essere posta nella possibilità di scegliere per il proprio futuro. Purtroppo in tanti paesi del mondo la donna non ha diritti politici e sociali, e nemmeno i diritti umanitari di base. Noi non dobbiamo rimanere insensibili a questo come occidentali, dobbiamo darci da fare, affinché tutte le donne, anche in altri paesi abbiano accesso all’istruzione, alla sanità, a un rispetto che la società deve a tutti gli esseri umani.

  • Ci parlate di qualche progetto passato che vi è rimasto nel cuore, dove la solidarietà femminile e non, vi ha resi veramente soddisfatti?

[cml_media_alt id='1259']13382330_10209686404907510_567616902_n[/cml_media_alt]Un evento che mi è rimasto particolarmente nel cuore è stato il nostro primo concerto. Si è tenuto a Brescia in un ristorante del centro e nessuno si aspettava il grosso successo che l’evento ha avuto; abbiamo avuto un sold out già due settimane prima della serata e sono intervenute moltissime persone, con grande calore ci hanno supportato e anche lo staff del ristorante si è dimostrato sensibilissimo al nostro messaggio. Questo ci ha permesso di raccogliere dei fondi, anche attraverso una colletta dal pubblico e anche attraverso questa vendita condivisa del quadro che è stato realizzato contemporaneamente alla nostra esecuzione musicale e che è stato donato alla casa delle donne insieme al frutto della nostra raccolta fondi. Questo ci ha permesso di divertirci, di passare una serata indimenticabile e anche di aiutare le altre persone che erano in attesa di una residenza protetta.

  • Ci parlate dei vostri futuri eventi e progetti?

Il 19 Giugno ci sarà un nostro concerto durante l’evento “Bici Tour & Pic Knit” al Museo di Santa Giulia (Brescia), organizzato da Viva Vittoria.

Inoltre in programmazione per luglio ci sarà un evento che consiste nell’allestimento di una piccola mostra a Brescia nella quale verranno presentate alcune opere realizzate da pittrici, scultrici e designer con cui collaboriamo. Durante la serata verrà anche presentata l’agenda realizzata dalla nostra orchestra all’interno della quale questi lavori e queste opere d’arte sono raccolti. I proventi della vendita di questa agenda andranno a sostegno del centro antiviolenza; perciò è un evento che ci è particolarmente a cuore. Speriamo che in molti vogliano venire a visitare la mostra e ascoltare il nostro concerto conclusivo dell’evento.

  • Il nostro magazine parla del tema della diversità, qual’è il vostro pensiero in merito?

La diversità è un tema importante. Io personalmente sono docente nella scuola secondaria e dunque ho a che fare con la diversità tutti i giorni. Ho degli studenti in classe provenienti da molte realtà differenti: studenti stranieri, studenti con disabilità socio-cognitive e come docente sono chiamata e sento molto la responsabilità di attribuire al concetto di diversità un valore che mira all’arricchimento delle persone. Essere diversi significa avere diversi punti di vista, e avere diversi punti di vista significa poter avere un confronto più profondo e più proficuo per tutti. Perciò cerco di educare i miei studenti, educare me stessa, anche attraverso la musica, al dialogo e all’accettazione della diversità come un potenziale fortissimo.

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Photo by Celeste Lombardi

Per ulteriori informazioni sulla Pink Tank Band seguite i seguenti link:

Sito web: http://www.pinktankband.cf

Facebook: https://www.facebook.com/PINK-TANK-BAND-Pagina-pubblica-1694896874056335/?fref=ts

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCk91xCx4zPxg0wp1xl-CNSQ

Instagram: @pinktankband

Evelyne e Nappytalia: dove capelli ed identità s’intrecciano

Ho incontrato Evelyne la prima volta a Settembre, l’anno scorso, durante l’evento che abbiamo organizzato, “Intrecci d’Identità”. Subito mi è sembrata una ragazza che sapeva il fatto suo, ma trascorrendo un po’ di tempo assieme, mi sono accorta che, dietro alla sua forte personalità, c’era ancora tanto da scoprire. Le’ è la prima protagonista della nostra rubrica “Personaggi” ed ecco a voi la rilevante intervista che le abbiamo fatto.

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LA SCHEDA
Nome e cognome: Evelyne Sarah Afaawua.
Classe: 1988. 
Professione: blogger, imprenditrice, studentessa universitaria.
Uno sguardo piccolo: fondatrice di Nappytalia, in giro su e giù per l’Italia tra Nappy Hour e convegni vari, Best Blogger 2015 agli Africa Italy Excellence Awards, Premio Imprenditoria Giovanile 2015 agli MoneyGram Awards.
Segni Particolari: cuore di leonessa, determinata sognatrice.
Frase ispiratrice: Ciò che differenzia le donne di colore da chiunque altro sono le opportunità. Non si può vincere un Emmy per ruoli che semplicemente non esistono, grazie alle persone che hanno ridefinito cosa significa essere belle, essere sexy, essere una donna con leadership, essere neri. “Viola Davis”.

  • Tante persone sanno chi é Evelyne, ma pochi la conoscono veramente. Raccontaci un po’ di te. Chi e’ Evelyne?

Una ragazza normale, una cosiddetta seconda generazione, figlia di immigrati, Africana, Italiana, Afroitaliana, italia-nera, black-italian, i termini per definirmi sarebbero tanti ed infiniti, alcuni colorati e piacevoli altri neri, grigi e cupi e meno piacevoli. Negli ultimi anni della mia vita mi sono resa conto, come fossero poche le volte, in cui le persone volessero realmente sapere chi fossi; a loro bastava capire in quale categoria mettermi e basta. Forse, è da li che è nato tutto quello che oggi faccio, condivido e seguo con passione.

Scusami la domanda era chi sono? Sono una ragazza di 27 anni, nata in Francia, cresciuta in Italia, da genitori Ghanesi, con due famiglie. Segni particolari: pelle nera, naso a patata, occhi grandi, marcato accento brianzolo, un continuo gesticolare, amante del fufu e della lasagna, studentessa, lavoratrice, blogger, e pure dicono piccola, piccolissima imprenditrice, il sangue della Bocconi scorre nelle mie vene. Di una cosa sono certa, sono umana non un extraterrestre.

  • Com’è nata questa idea e progetto di Nappytalia?

Nappytalia nasce dalla voglia di affibiarmi da sola un termine che mi rappresentasse in totale. Facciamo un passo indietro, qualche hanno fa ho avuto una crisi di identità, sono sempre stata una persona riflessiva, molto, e prima di fare un passo, penso molto ed osservo da tutti i diversi punti di vista. Sostanzialmente questa crisi era dovuta alle mille etichette che aumentavano sempre di più, ma che non mi completavano, ma soprattutto dentro di me, non mi sentivo me stessa al 100%. Ho appallottolato tutte le brutte cose ed ho accettato di essere una persona con una duplice identità, con nessun male, ma bensì con una ricchezza inestimabile, riuscendo a cogliere perfettamente e positivamente cio’ che di buono hanno entrambe. Ho deciso a questo punto di scegliere il termine afroitaliana che appunto univa le due parti di me, Africa ed Italia, anche se ad oggi preferisco essere ancora piu’ specifica. Visto la riscoperta delle mie radici e della mia essenza che mi completa, uso il termine Italoghanese perché sono una metà tra Ghana ed Italia; voglio valorizzare entrambe le culture che mi comprendono, perche’ in Ghana ho vissuto per 4 anni, ho frequentato la scuola media ed ho vissuto il quotidiano; ad oggi dopo 11 anni che non ci metto piede, guardo le foto, i video, i documentari e quasi invidio di non poter essere là. A 12 anni lo capii, quando approdai per la prima volta: l’Africa non è quella che vediamo in tv, ma quella che ci portiamo nel cuore; dall’altro canto, la mia “italianità”, senza che me accorga, schizza da tutti i pori, e’ inevitabile, pure a Londra mi hanno riconosciuto, detto tutto! (:-)

Qua direte ok, una volta che ho riscoperto ed accettato ciò che ero, Nappytalia cos’è, o meglio cosa rappresenta? Il problema della mia crisi d’identità è stata risolto e la voglia di rivelare al 100% me stessa, l’ho voluta far trasparire attraverso i miei capelli. Ho deciso di essere me stessa interiormente, e quindi anche esteriormente, ho deciso di fare pace con me stessa, smettendo con le creme chimiche per vedere come fossero i miei capelli. Quindi, quando molti mi dicono, scrivono, o criticano dicendo: “Con 4 capelli in testa pensa di essere africana”, si sbagliano proprio, perché si sono persi tutta la parte sofferta. E non c’entra alcun riferimento all’America, perché il mio viaggio è nato successivamente. Quando ho voluto ricercare la storia dei miei capelli, ho scoperto una connessione oltreoceano. In altre parole è stata una voglia di riscoprirmi naturalmente, come madre natura mi ha fatta.

Qui nasce però un problema: come si gestiscono questi capelli? Inizialmente ho seguito il nostro amato Youtube, scoprendo che in America c’era un movimento veramente ampio, in Francia pure, ma ogni volta impiegavo giorni a tradurre gli articoli. Un giorno, per fatalità, tramite facebook conosco una ragazza Ghanese che era Natural già da 2 anni; grazie a lei non mi sono persa, mi è stata d’aiuto nel primo anno di gestione dei miei capelli Afro. A volte penso, che se non non l’avessi incontrata, avrei gettato la spugna veramente presto.

Nappytalia è nato come un mio bisogno di ricercare informazioni in italiano per la cura dei miei capelli afro, una ricerca o conferma che non fossi l’unica ad aver preso questa decisione, di tenere i capelli afro, una conferma che ci fossero altri ragazzi con una duplice identità, Sono partita quindi da Facebook, il social network più comune, che ha riscosso molto consenso tra le ragazze e i ragazzi (anche non “nappy”) che si rivedevano nella duplice identità, e tantissime ragazze che hanno anche loro scelto di tenere i loro capelli Afro al naturale, si perche’ nappy vuol dire naturally and happy. Un luogo unico, dove si parla esclusivamente la lingua che parlo tutti i giorni, per spiegare come curare questi capelli Afro, spronare altre a seguire questo esempio di accettazione, ricercare la storia di questi capelli, raccontare la storia di altre ragazze; insomma un luogo “dove capelli ed identità s’intrecciano , il nostro motto.

  • Credi che le persone di origine africana abbiano timore a mostrarsi naturali? Hanno paura dei giudizi degli altri oppure hanno una bassa cultura dei propri capelli?

Si dice che si ha paura di ciò che è diverso, ciò si applica non solamente alle culture, alla religione o alle etnie, ma in tutto. La domanda è se le persone di origine africana hanno paura a mostrarsi naturali? Il problema è che non sanno cosa voglia dire portare i capelli naturali o meglio, non è normale portare i capelli naturali, la moda vuole il liscio, lungo, svolazzante. Forse i primi capelli naturali stanno rispuntando fuori adesso, negli ultimi 3 anni, con molta fatica, pregiudizio e coraggio di molte che hanno detto basta alla violenza fisica e sì alla naturalezza ed accettazione di ciò che siamo. Non è facile perché ci sono principi errati, radicate nelle nostre menti, penso da molti anni; la storia ha contribuito a tutto questo, facendo sì che l’uomo nero ricorresse a prodotti cosmetici per sbiancarsi la pelle ed a creme liscianti per stirare i capelli, per renderli piu’ gestibili mi dicono.

Pensando però a queste due azioni unite, la fantasia lascia poco spazio a mio parere. E’ un miscuglio di ignoranza, sottovalutazione, non accettazione della bellezza intrinseca nei nostri tratti e nella nostra natura. I capelli afro sono gestibili e trattabili come tutti i capelli, bisogna saperli curare. Le nostre madri non hanno avuto questa fortuna, quindi tocca a noi fare la nostra parte e rompere le catene mentali ed accettarci per come siamo e valorizzarci. Una volta fatto questo, il beneficio sara’ inestimabile: autostima, accettazione, nuove bellezze che rompono gli schemi e standard fissati. La possibilità di cogliere la bellezza riposta nella diversità.

  • La tua community coinvolge varie persone provenienti da ogni angolo del mondo. Parliamo di un tema caldo di questi tempi: Ius Soli, essere neri in Italia, qual’è il tuo punto di vista?

Ius Soli o meglio direi legge di cittadinanza, in quanto io sono nata in Francia ma sbarcata in Italia ad un anno. Io mi auguro che la legge di cittadinanza possa essere approvata perché penso di averne diritto, 26 anni vissuti in Italia, con tutte le rinunce ed ostacoli del caso. Direi che mi spetta: lavoro REGOLARMENTE e pago le tasse da quando avevo 17 anni, mi sono sempre rimboccata le maniche per raggiungere i miei obiettivi, sfondando porte chiuse. A volte però, la mia determinazione non è stata sufficiente perché se sei extracomunitario sui documenti, quello rimane un limite.

Penso che la legge di cittadinanza mi spetti in quanto faccio parte di questo paese, sono parte integrante e attiva che non deve pensare solo ai doveri ma anche ai diritti; chi paga le tasse dovrebbe poter esprimere le proprie opinioni, aver la possibilità di viaggiare per piacere, per acculturarsi, per scoprire l’ignoto, aver la possibilità di partecipare a concorsi pubblici in tutti i settori. La mancata cittadinanza può solamente limitare l’accessibilità a certe risorse ma l’intelligenza, la bravura, il bilinguismo o tre, se non quadri, la determinazione, le capacita’ non potranno essere limitate. Purtroppo spesso queste qualità non vengono riconosciute, a causa della diffusa ignoranza vengono sottostimate, si rimane a pensare che gli immigrati ed i figli di immigrati siano persone che pesano e basta, quando invece non è così.

C’è da fare un ennesima riflessione che spesso pochi fanno: perché non si vuole dare la legge di cittadinanza? Per paura di cosa? Quali potrebbero esserne le conseguenze, un ondata di italiani sulla carta ma di fatto no? Eppure ci sono italiani di fatto ma sulla carta no. E’ meglio celarsi dietro la paura e così perdere potenziali risorse intellettuali, sportive, etc, oppure è meglio aprire una finestra e valorizzare la diversità? Vedremo se la paura verrà sfidata.

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Articolo su Gioia

  • Sei una ragazza dai mille impegni ma con tanta volontà, quali sono i tuoi progetti per il futuro? Dove ti vedi o speri accadrà, fra qualche anno?

Dove mi vedo tra qualche anno? Sicuramente spero di riuscire a completare l’università che ho dovuto abbandonare per motivi economici, spero che il progetto di Nappytalia continui a viaggiare su questi due binari, culturale ed imprenditoria, rendendo orgogliosi i nostri familiari e ragazzi/e che ci seguono, cercando di essere un segnale positivo e concreto di ciò che questo paese sta perdendo se non si smuove. Spero di poter contribuire a realizzare diversi progetti anche in Africa, in Ghana, Angola, Togo soprattutto.

Spero di diventare ciò che da piccola sognavo: una donna in carriera, anche se mia mamma mi ha sempre detto che sono una sognatrice. Vorrei farle capire che a volte i sogni si avverano, basta crederci fortemente, senza mollare mai, e non importa se vi sono degli impedimenti, o eventi di causa maggiore, tutte le strade portano a Roma. Alcune persone hanno strade più semplici da percorrere, altre più difficili e significative ma, nonostante ciò, ottengono uguali se non maggiori risultati, vista la fatica celata dietro. In ogni grande progetto di successo, si vede solo il successo, non si vedono e non si menzionano, nel mio caso per orgoglio e dignità personale, i grandi sacrifici fatti, che ad oggi non mi sento di rendere noto, perché parte privata della mia persona, ma che forse un giorno racconterò con piacere, una volta raggiunta la vetta (sempre se ci riuscirò). Ora voglio che i miei/nostri successi vengano riconosciuti sulla base di ciò che è visibile e facilmente comprensibile.

Sogno di diventare Donna, un’imprenditrice con etica sociale dentro di sè, mossa da una forza maggiore del Dio denaro, ma dalla voglia di riscattarsi e dimostrare le capacità, l’intelligenza, la bellezza interiore ed esteriore che le donne nere hanno: non siamo solo gambe, ma tanto cuore, testa e carattere.

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Premiazione “Best Blogger 2015” agli Africa Italy Excellence Awards

  • Il nostro magazine parla della diversità, cosa pensi a riguardo?

Penso che l’accettazione di me stessa, di comprendere ciò che sono a prescindere da quello che c’è là fuori, sia la cosa piu’ importante ed è il motto che mi aiuta tutti i giorni a portare avanti Nappytalia: rompere gli schemi, gli stereotipi e capire che la bellezza non può essere confinata.

La bellezza si cela dietro il nostro occhio, dentro la nostra mente ma soprattutto nel nostro cuore, solo in questo modo si potrà capire la ricchezza che deriva da ciò; se ci fermiamo al superficiale, tutto verra’ perduto in superficie.

Evelyne Sarah Afaawua

Dopo questa intervista avete ancora qualche dubbio su Evelyne, oppure avete una curiosità da chiederle? Non perdetevi allora la possibilità di incontrare lei ed il suo team di Nappytalia duranti i prossimi Nappy Hour.

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