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LA CONVIVENZA TRA I MUSULMANI ED I CRISTIANI: I MATRIMONI MISTI.

Una delle prime cose che si impara venendo a stare in un paese come il Kenya, è che musulmani e cattolici non solo possono convivere pacificamente, ma che lo fanno da sempre. In Kenya, e soprattutto sulla costa, la mescolanza tra le due religioni, così come tra bianchi e neri, occidentali ed orientali, è molto alta. Si tenderebbe quindi a pensare, fuorviati da quanto si sente in tv, ad un luogo a rischio scontri invece, Malindi, Watamu e dintorni non sono mai stati zone a rischio.
 Oltre però alla pacifica convivenza, casa contro casa, negozio contro negozio, di musulmani e cristiani, si vedono molto spesso coppie miste, famiglie cioè composte da bianchi e neri, musulmani e cristiani.

[cml_media_alt id='889']faitalast-e1386322430240[/cml_media_alt]Provare a capire come si possano integrare due mondi all’apparenza così distanti, mi è sembrato molto importante per provare a scacciare la demonizzazione della mescolanza. 
Confesso che non è stato facile trovare chi fosse disposto a parlare di come, in seno alla sua famiglia, ha integrato queste due realtà, ma non immaginavo che ad essere reticenti fossero più i cristiani che i musulmani.
 Conosco tanti musulmani e ne conosco la riservatezza per cui, solo dopo qualche tentativo non riuscito, ed inizialmente inspiegabile, di parlare con i cristiani, ho pensato di chiedere ad una musulmana.

Contrariamente a quanto pensavo, è stata felice di parlarmi. S. (quella della discrezione non è una sensazione errata e quindi mi ha chiesto di non fare il suo nome o quello della sua famiglia), è sposata da diversi anni con un italiano ed ha un figlio più o meno dell’età del mio.
 La prima cosa che mi dice, quasi a voler allontanare da sè l’idea di ogni estremismo, è che non vede alcuna difficoltà nella convivenza tra tutte le religioni, nel rispetto di tutte le religioni.
“Sono convinta anche io che si possa convivere- le dico- eppure è innegabile che ci sono alcune cose inaccettabili per un Musulmano del mondo Cristiano: quali sono queste cose?”
S. non esita: “Sicuramente per noi non è possibile mangiare maiale, come sanno tutti, oppure andare in giro con le gonne corte e bere alcolici”
S. non porta il burqua però, nè tanto meno, copre il viso in pubblico, come fanno alcuni. 
“Ma il Corano non dice affatto questo- risponde- dice che bisogna rispettare il proprio corpo e non esporlo, ma non si spinge a pretendere altro”.
 “Eppure, di donne velate, anche completamente, se ne vedono in giro…” dico.
 “E’ vero, ma questo dipende dalle famiglie. Nel mondo musulmano la donna deve obbedire al marito, ai genitori”.

“Un’altra delle cose per noi impossibili- aggiunge- tornando al discorso iniziale- è cambiare religione”.
 Questa sua affermazione mi permette di avvicinarmi, piano piano, al mio obiettivo e cioè capire come funzionano le famiglie miste:
  “Come convivono queste due religioni, all’interno di un matrimonio? Il Corano accetta matrimoni misti?”
“Si e no- mi risponde.
 E’ possibile a patto che il non musulmano si converta. Anche se non pregherà o leggerà il Corano come un vero musulmano, dovrà pronunciare le parole”
Le chiama così. Ed io le chiedo cosa siano:
 “Deve dire: Shahada Lailla Illa Allah Was Ashada Anna Muhammad Rasul Allah”
. Lo dice in arabo e sebbene il senso mi sia chiaro, le chiedo di tradurmi la frase:
 “Significa: non esiste altro Dio all’infuori di Allah, e che Muhammad è il suo messaggero” e sono le parole che, automaticamente, rendono un non musulmano, musulmano”.

[cml_media_alt id='888']0329fc66[/cml_media_alt]“Tu hai un figlio, come vengono cresciuti i bambini?”
. “Automaticamente sono Musulmani”. 
E penso che non potrebbe essere diversamente vista la conversione del non musulmano già nel momento del matrimonio. “E se un giorno tuo figlio venisse a dirti di voler conoscere altre religioni prima di decidere cosa diventare?” le chiedo, e so che siamo arrivati ad un punto fondamentale: ho conosciuto tanti Musulmani e molti di loro sono assulutamente rispettosi e tolleranti verso le differenze. Ho conosciuto però anche chi, al solo sentir parlare di cose simili, si è alzato dal tavolo andando via arrabbiatissimo ed è stato l’inizio della fine della nostra amicizia. 
S. però , si dimostra esattamente la donna che ho imparato a conoscere in questi mesi:
“Non me ne preoccupo, credo che sia un bene per lui conoscere realtà e culture diverse, anche questo però, dipende dalla famiglia, da quanto genitori e parenti in genere pressino o pretendano”.

Dopo aver toccato questo tasto, sono convinta che si possa procedere anche su altre considerazioni:
“Capire il mondo musulmano non è facile-dico- un pò per ignoranza, un pò per paura. Forse perchè voi sembrate in generale, più devoti di noi”
. Sorride: “Ah ma non tutti i Musulmani sono devoti, molti lo sono solo di nome!” mi dice.
 “Tu mi stai dimostrando, non solo a parole ma accettando di parlare con me, di spiegarmi parte della tua vita, che si può convivere senza troppi problemi, nel rispetto di tutti: allora come ti spieghi tutte le lotte, il terrorismo, le guerre?”.
 Non sorride più S. ed immagino che sia un fraintendimento, quello dell’estremismo con la religione, che ogni musulmano si porta addosso suo malgrado:
 “Quello non c’entra niente con Allah, quelli non sono musulmani, quella è solo gente che cerca soldi e potere”.

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