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Michael Kent e Angela King, storie di amicizie, di amori e redenzione oltre il colore

Alle 19.00 circa del primo ottobre il Sun pubblica la notizia dell’amicizia che ha cambiato la vita di Michael Kent, 38 anni, suprematista bianco dell’Arizona.

Dopo una condanna, che sconta in carcere, Michael Kent conosce Tiffany Whittier, quarantacinquenne afroamericana a cui viene affidato a fine pena. Kent è un convintosostenitore della supremazia della razza bianca. Ha foto di raduni neonazisti in cui saluta con il braccio alzato, una svastica tatuata sul petto. Ma i pregiudizi di Kent vengono smontati uno ad uno dal dialogo che si instaura con Tiffany, dialogo che sfocia in una “conversione” che lo porta a liberarsi di tutti i simboli della vita precedente, anche della svastica sul petto che ricopre con un nuovo tatuaggio.

L’uomo si dice cambiato, vuole essere un modello positivo per i figli, trova lavoro in una fattoria vicino a Colorado Springs con colleghi neri ed ispanici. Di Tiffany parla con affetto, dice che sarà sempre un membro della sua famiglia.

E dalla storia di Michael Kent, una storia di amicizia, si passa ad una di amore e redenzione.

Angela King cresce in una famiglia conservatrice della Florida. La madre razzista la inizia alla discriminazione razziale, poi il divorzio e l’incapacità di Angela di affrontare le difficoltà emotive se non sfogando in proprio disagio con atti di violenza verso il prossimo più debole.

A 16 anni lascia la scuola per unirsi ad una banda di neonazisti che le impongono la discriminazione verso gli altri come atto di accettazione nel gruppo. Nel 1998 compiono un furto e Angela viene condannata a 5 anni di carcere. Ed è in prigione che avviene il mutamento. Angela viene accettata e trattata con umanità proprio da un gruppo di carcerate nere, persone da lei tanto disprezzate in precedenza. Diventano amiche, nasce una storia d’amore tra Angela e una di queste ragazze. Nel 2001, a fine pena, Angela è completamente cambiata. Completa gli studi e si diploma in Psicologia e Sociologia, compie un atto di pentimento pubblico al Centro Olocausto della sua città, supporta le comunità LGTB.

Due storie esemplari di come ignoranza e paura creino mostri che la volontà e la conoscenza possono combattere.

Angela Davis, tra attivismo ed accademia

On March 16, the great radical activist-intellectual Professor Angela Y. Davis visited “Bologna Rossa” and delivered a brilliant address entitled “The Meaning of White Supremacy Today.” Speaking to a packed auditorium at the University of Bologna, Professor Davis began her lecture by acknowledging the legacy of Antonio Gramsci, the Italian Marxist philosopher and labor activist who was imprisoned by Mussolini during the fascist regime. Building on a meeting the previous day with a group of graduate students about academia and activism, Angela Davis discussed the contours of new movements around the globe, from #RhodesMustFall in South Africa to #BlackLivesMatter in the United States. These new forms of organizing and activism, she argued, are approaching struggles against capitalism, structural racism, sexism, imperialism, colonialism, xenophobia, homophobia, and transphobia as fundamentally connected. They are also articulating new connections between different arenas of struggle, linking institutions from the university to the prison. And, Davis emphasized, these movements are embracing new forms of leadership, as they are notably led by Black queer women.

[cml_media_alt id='1111']13140495_10101031055233851_1912311325_n[/cml_media_alt]Shortly after the lecture, during a brief trip to California, a dear friend gave me a copy of Professor Davis’ newest book, Freedom is a Constant Struggle: Ferguson, Palestine, and the Foundations of a MovementThe theme of interconnections among struggles, which was a centerpiece to her address in Bologna, recurred throughout the interviews and lectures that comprise the book. Indeed, in our current conjuncture, it is important to remember that figures like Donald Trump are not isolated and exceptional cases; rather, they represent an alarming, global shift to the right that has also enveloped Europe (the Freedom Party in Austria, the National Front in France, and the Northern League and Forza Italia in Italy are just some examples). Anti-immigration, anti-Muslim, and anti-Black racisms are all related, and are yoked together in this surge of new far-right and neo-fascist nationalisms sweeping the globe. As Professor Davis says in the book, acknowledging that Black freedom is still yet to be won:

In many ways the Black struggle in the US serves as an emblem of the struggle for freedom. It’s emblematic of larger struggles for freedom. So within the sphere of Black politics, I would also have to include gender struggles, struggles against homophobia, and I would also have to include struggles against repressive immigration politics. I think it’s important to point to what is often called the Black radical tradition. And the Black radical tradition is related not simply to Black people but to all people who are struggling for freedom (39).

As Professor Davis noted in Bologna, generations of Black activists and intellectuals including W.E.B. Du Bois embraced a Third Worldist conception of Black freedom: they saw the fight against structural racism in the United States as linked to the struggle against imperialism on a global scale, and developed solidarities with revolutionaries in Africa, Asia, and Latin America. Today, Davis argues, these solidarities extend from aboriginal communities in Australia to anti-apartheid activists in Palestine to immigrants and refugees in Europe. Indeed, Davis famously said in a visit to Berlin in 2015, “The refugee movement is the movement of the 21st century.” As Austria restricts the right of asylum and considers building a fence at the border with Italy to keep out refugees, her words remain painfully relevant today.

Scholars are increasingly arguing that the ongoing refugee crisis in the Mediterranean cannot be understood outside a deep, global history of anti-Blackness. These historical and geographical interconnections therefore require a global perspective in our struggles for justice. And these solidarities must move in multiple directions. In Freedom is a Constant Struggle, Frank Barat asks Professor Davis what Black feminism and Black struggle can offer, for instance, to the Palestinian liberation movement. She insightfully replies that “solidarity always implies a kind of mutuality” (41). And Davis reiterated this point in an interview with journalist Kibra Sebhat after the Bologna lecture: “…noi afroamericani possiamo imparare dalle esperienze degli europei neri,” she said. “Ho partecipato a diversi confronti a Parigi e Berlino con immigrati e afrodiscendenti e ho realizzato quanto abbiamo da imparare anche noi.”




ITALIANO

Il 16 Marzo 2016, la grande attivista ed intellettuale, Prof.ssa Angela Y. Davis ha visitato “Bologna Rossa” e ha tenuto un discorso eccezionale su “The Meaning of White Supremacy Today – Il significato della supremazia bianca oggi.” Parlando davanti ad un affollato auditorium, presso l’Università di Bologna, la Prof.ssa Davis ha iniziato il suo intervento con un riconoscimento dell’eredità di Antonio Gramsci, il famoso filosofo marxista italiano, incarcerato da Mussolini durante il regime fascista. Il giorno prima, Angela Davis ha parlato con un gruppo di dottorandi sul legame tra il mondo accademico e l’attivismo, e il 16 Marzo ha discusso sulle caratteristiche tdei nuovi movimenti internazionali, da #RhodesMustFall in Sud Africa a #BlackLivesMatter negli Stati Uniti. Queste nuove forme di organizzazione e di attivismo, ha detto Davis, stanno avvicinando le lotte contro capitalismo, razzismo strutturale, imperialismo, colonialismo, xenofobia, omofobia, e transfobia come fondamentalmente collegate. Inoltre, stanno articolando nuovi collegamenti tra terreni di lotta, connettendo varie istituzioni, dalle università alle prigioni. La Davis ha anche sottolineato che questi movimenti stanno abbracciando nuovi modelli di leadership, come sono considerevolmente condotte dalle donne nere e Queer.

[cml_media_alt id='1111']13140495_10101031055233851_1912311325_n[/cml_media_alt]Poco tempo dopo la conferenza, durante un breve viaggio in California, una cara amica mi ha dato una copia del nuovo libro della Prof.ssa Davis, Freedom is a Constant Struggle: Ferguson, Palestine, and the Foundations of a Movement. Il tema dei legami tra queste lotte, aspetto centrale del suo intervento a Bologna, si è riproposto nelle interviste e conferenze sul suo libro. Infatti, nella nostra situazione attuale, è importante ricordarci che persone come Donald Trump non sono casi isolati o eccezionali; invece, rappresentano uno spostamento globale e allarmante verso la destra che ha avvolto anche l’Europa (si veda  per esempio il Partito Liberale in Austria Libertà, il Fronte Nazionale della Francia, la Lega Nord e Forza Italia). Il razzismo contro i migranti, i musulmani, e neri sono tutti connessi, e vengono collegati in questa ondata di nazionalismo estrema-destra o neo-fascista. Come scrive la Prof.ssa Davis nel suo libro (ammettendo che la libertà per i neri negli Stati Uniti non è ancora totalmente realizzato):

In molti modi la lotta nera negli Stati Uniti serve da emblema della lotta per libertà. È emblematica di più grandi lotte per la libertà. Così all’interno della sfera delle politica nere, dovrei inoltre includere le lotte di genere, lotte contro l’omofobia ed inoltre dovrei comprendere le lotte contro le politiche repressive dell’immigrazione. Penso che sia importante indicare che cosa spesso è richiamato alla tradizione radicale nera. E la tradizione radicale nera è riferita non semplicemente alle persone di colore ma a tutta la gente che sta lottando per libertà (39).

Come la Prof.ssa Davis ha sottolineato alla conferenza a Bologna, le generazioni di attivisti e intellettuali neri come W.E.B. Du Bois hanno abbracciato una concezione terzomondista di Black freedom: credevano che la lotta contro il razzismo strutturale negli Stati Uniti era collegato con la lotta contro l’imperialismo a livello globale, e quindi hanno costruito sistemi di solidarietà con rivoluzionari in Africa, Asia, e America Latina. Oggi, afferma Davis, questa solidarietà si estende dalle comunità indigeni in Australia agli attivisti contro l’apartheid nella Palestina, ai migranti e profughi in Europa. In una visita a Berlino nel 2015, Davis notoriamente ha dichiarato che “Il movimento dei migranti è il movimento del ventunesimo secolo.” Le sue parole sono ancora significative oggi, poiché, l’Austria, per esempio ha limitato il diritto di asilo e sta considerando la possibilità di costruire una barriera al confine con l’Italia per impedire ai profughi di entrare.

Sempre più studiosi stanno sostenendo che la crisi in corso dei profughi nel Mediterraneo non può essere capita ed analizzata al di fuori di una profonda e globale storia storia di anti-Blackness. Questi collegamenti storici e geografici richiedono quindi, una visione globale nelle nostre lotte per la giustizia. E queste solidarietà devono muoversi in diverse direzioni. In Freedom is a Constant Struggle, Frank Barat chiede alla Prof.ssa Davis in cosa il Femminismo Nero Lotta Nera possano contribuire, per esempio, al movimento per la liberazione della Palestina. La sua perspicace risposta è stata, “La solidarietà implica sempre una specie di mutualità” (41). Davis ha ripreso questo pensiero in un’intervista con la giornalista Kibra Sebhat per “La città nuova” dopo la presentazione a Bologna: “Noi afroamericani possiamo imparare dalle esperienze degli europei neri,” disse. “Ho partecipato a diversi confronti a Parigi e Berlino con immigrati e afrodiscendenti e ho realizzato quanto abbiamo da imparare anche noi.”